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Indicazione sbagliata dell’immobile pignorato: inefficacia nei confronti dei terzi

La “rettifica” dell’atto di pignoramento immobiliare mediante la notifica di un nuovo atto di pignoramento ha rilievo autonomo rispetto al precedente pignoramento. Questo è quello che statuisce la Suprema Corte nel dichiarare l’inopponibilità del secondo pignoramento nei confronti del terzo al quale nelle more è stato alienato il bene.

Nel caso di specie un pignoramento immobiliare indicava in modo errato i dati catastali dell’immobile ed il Giudice dell’Esecuzione invitava il creditore procedente a regolarizzare la trascrizione e a depositare la nota ipotecaria. Nelle more della “rettifica” l’immobile veniva alienato ad un terzo. Il Giudice dell’Esecuzione dichiarava la seconda procedura esecutiva improcedibile per inopponibilità del secondo pignoramento al terzo acquirente. Il creditore ricorreva in Cassazione.

La Corte di Cassazione sul punto ha richiamato l’art 555 c.p.c. che stabilisce che il pignoramento immobiliare si compone di due elementi strutturali distinti: la notificazione e la trascrizione. Questi elementi sono considerati parte di una “fattispecie a formazione progressiva” in cui la notifica segna l’atto d’inizio del processo e la trascrizione il completamento e il perfezionamento del pignoramento. Quando nell’atto è viziata anche solo una delle due componenti si genera un vizio che causa assoluta incertezza e pertanto la “rettifica” della sola trascrizione non può che produrre i suoi effetti sostanziali dal momento in cui viene compiuta. Ciò comporta per i terzi la salvezza dei diritti medio tempore acquisiti (In tal senso Cass. Civ. n.12429/2008, Cass. Civ. n. 5002/2005).

La Corte abbracciando il suddetto orientamento vede nella rinnovazione dell’intero atto un nuovo pignoramento avente rilievo del tutto autonomo rispetto al primo. Pertanto, la tesi di parte ricorrente secondo la quale il pignoramento eseguito “in rettifica” deve necessariamente raccordarsi con quello di cui ha emendato l’errore è da ritenersi priva di qualsivoglia fondamento e per l’effetto la Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto dal creditore.

Cass., Sez. III Civile, 8 marzo 2017, n. 5780 (leggi la sentenza)

Sara Rovigo – s.rovigo@lascalaw.com

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