Vado a stare da papà

Indeterminatezza del legatario: evitabile valutando elementi estrinseci al testamento

La Corte di Cassazione ha sottolineato come la nullità del legato per indeterminatezza del legatario possa essere evitata valutando elementi estrinseci al testamento utili per la precisa individuazione del beneficiario della disposizione testamentaria, quali cultura, mentalità e ambiente di vita del testatore.

Nel caso recentemente esaminato dalla Corte di Cassazione, l’Arcidiocesi di (omissis) aveva convenuto in giudizio la sorella della defunta T.E.M., la quale, prima di morire, aveva manifestato nel proprio testamento la volontà di attribuire una determinata somma di denaro “per la costruzione di nuove chiese del/a Diocesi di (OMISSIS)“. In particolare, qualificando tale disposizione testamentaria come legato, l’Arcidiocesi chiedeva al Tribunale di Busto Arsizio che l’erede del de cuius fosse condannata al pagamento dell’importo indicato nelle ultime volontà della defunta.

Tuttavia, sia il Tribunale di Busto Arsizio che la Corte d’Appello di Milano rigettavano le domande proposte dalla Chiesa, data l’indeterminatezza del legatario.

La Corte di Cassazione, adita sul punto dall’Arcidiocesi, ha dapprima ricordato come sia risaputo che l’interpretazione del testamento è caratterizzata, rispetto a quella contrattuale, da una più intensa ricerca ed efficacia della volontà concreta e da un più frequente ricorso all’integrazione con elementi estrinseci, per modo che l’identificazione della persona onorata dalla disposizione testamentaria, fatta dal testatore in modo impreciso o non del tutto univoco, non rende nulla la disposizione quando dal contesto del testamento o altrimenti sia possibile determinare, in modo serio e senza possibilità di equivoci, il soggetto che il testatore ha voluto beneficiare.

Nell’interpretazione fornita dalla Suprema Corte, i giudici di merito precedentemente aditi avrebbero  perso di vista la necessità di conferire, per quanto possibile, un significato concreto alla suddetta espressione, calandola nella realtà vissuta dalla testatrice (abituale frequentatrice degli ambienti parrocchiali) e non attribuendo la dovuta considerazione alla finalità che ella intendeva perseguire dopo la sua morte, ovvero di devolvere la somma indicata all’iniziativa diocesana indirizzata alla raccolta di fondi da destinare all’edificazione di nuove chiese che avrebbe dovuto essere gestita dalla competente Arcidiocesi, senza, perciò, che la contestata disposizione potesse considerarsi “monca”.

Pertanto, accogliendo il ricorso proposto dall’Arcidiocesi, la Corte di Cassazione ha ritenuto la disposizione testamentaria oggetto di controversia come sufficientemente determinata, considerato che i beneficiari erano comunque determinabili in base ad indicazioni desumibili dal contesto complessivo della scheda testamentaria nonché a quelle ad essa estrinseci, come la cultura, la mentalità e l’ambiente di vita del testatore.

Cass., Sez. II, 28 luglio 2020, n. 16079

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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