Inattuabile la compensazione ex art 1853 c.c. al contratto di apertura di credito

La Suprema Corte di Cassazione con ordinanza n. 10117/2021 ha sancito il principio di diritto per cui la compensazione ex art. 1853 c.c., che deve avere ad oggetto il saldo passivo di un rapporto ed il saldo attivo di un altro rapporto intrattenuto con la medesima Banca, non può applicarsi tra il saldo passivo di un conto corrente e la passività derivante da una apertura di credito in altro conto corrente dello stesso cliente.

Nella pronuncia in commento, infatti, i giudici di legittimità chiariscono che il contratto di apertura di credito previsto all’art. 1842 c.c. obbliga la Banca a tenere a disposizione dell’altra parte una somma di denaro per un dato periodo di tempo o a tempo indeterminato, conferendo al cliente la facoltà di avere la mera disponibilità di somme non giacenti sul proprio conto corrente.

La Banca assume, quindi, l’obbligo di eseguire operazioni di credito bancario passive senza conferire all’interessato somme di denaro. Da ciò consegue che la conclusione del contratto di apertura di credito non determina per il cliente un diritto di credito liquido ed esigibile, né per la Banca sorge alcuna obbligazione determinata nell’ammontare, sino a quando l’accreditato non manifesti la volontà di utilizzare la disponibilità finanziaria.

Sul piano degli effetti giuridici la natura inesigibile del credito impedisce che, con la mera conclusione del contratto, possa attuarsi alcuna compensazione tra detto credito e altri eventuali crediti vantati dalla Banca nei confronti del proprio cliente.

Il tema dell’inapplicabilità della compensazione legale di cui all’art. 1853 c.c. era stata peraltro già scrutinata dal giudice di legittimità che ha precisato che “ .. tale norma prevede la compensazione ex lege solo tra i saldi passivi di un rapporto di conto corrente ed i saldi attivi di altri rapporti o conti del cliente con la medesima banca, e non anche la compensazione tra il saldo passivo di un conto e la costituzione di una corrispondente passività per apertura di credito in altro conto dello stesso cliente (Cass. 9 novembre 1994, n. 9307)”

In conclusione la Suprema Corte di Cassazione ha confermato il seguente principio di diritto: “ Poiché, nel caso di apertura di credito, il diritto di cui il somministrato acquisisce la titolarità con la conclusione del contratto non può considerarsi liquido ed esigibile fino a quando l’accreditato non abbia inteso utilizzare, in tutto in parte, la somma di cui ha acquistato il diritto di disporre, la compensazione di cui all’art. 1853 c.c. che deve avere ad oggetto il saldo passivo di un rapporto ed il saldo attivo di un altro rapporto con la medesima banca, non può aver luogo tra il saldo passivo di un conto corrente e la costituzione di una pari passività per apertura di credito in altro conto dello stesso cliente».

Corte di Cassazione civile Ordinanza n. 10117/2021

Carlotta Gioli – c.gioli@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Print Friendly, PDF & Email

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Chi è onerato della prova non usi gli scalari

Qual è la ripartizione dell’onere della prova nelle controversie tra cliente e banca? Secondo...

Contratti Bancari

European Banking Authority: servizi finanziari a distanza e tutela del consumatore

La Corte di Cassazione ha ribadito le differenze tra mutuo di scopo e mutuo fondiario. I ricorre...

Contratti Bancari

La legge 23 luglio 2021, n. 106, di conversione con modifiche del c.d. decreto “Sostegni bis...

Contratti Bancari

X