Accertamento dell’insolvenza: fatti diversi…sentenza diversa!

Inapplicabilita’ dell’art. 72 quater l.f. ai contratti di leasing risolti prima del fallimento

“Se il contratto di leasing si è risolto per inadempimento dell’utilizzatore prima del fallimento di quest’ultimo, la norma che viene in rilievo non è la L. Fall., art. 72 quater, che presuppone la pendenza del contratto, bensì la L. Fall. art. 72, comma 2, che recependo l’orientamento accolto dalla prevalente giurisprudenza prima della riforma, sancisce l’opponibilità alla massa dell’azione di risoluzione promossa anteriormente al fallimento”.

E’ quanto sancito dalla Corte di Cassazione con la sentenza n. 2538/2016, chiamata a pronunciarsi in merito all’applicazione dell’art. 72 quater l.f. ai contratti di leasing risolti per inadempimento in data antecedente alla dichiarazione di fallimento.

Nel caso di specie, il Tribunale aveva respinto il ricorso in opposizione allo stato passivo proposto dal concedente, il quale aveva richiesto l’ammissione del credito maturato a seguito della risoluzione di un contratto di leasing, avvenuta in data antecedente alla dichiarazione di fallimento. I giudici di merito avevano, infatti, ritenuto infondata la richiesta avanzata dal concedente, ritenendo applicabile, in tal caso, l’art. 1526 c.c. e non l’art. 72 quater l.f.

La Suprema Corte, condividendo l’assunto del Tribunale di merito, ha respinto il ricorso, sancendo l’inapplicabilità dell’art. 72 quater l.f. ai contratti di leasing risolti prima della dichiarazione di fallimento.

Secondo la Cassazione, infatti, la determinazione del credito è regolata dall’art. 72 quater l.f.. solo nelle ipotesi in cui il contratto di leasing sia pendente al momento dell’apertura del concorso ed il curatore esercita la facoltà di scioglimento.

Qualora il contratto di leasing, invece, si sia risolto per inadempimento dell’utilizzatore prima del fallimento di quest’ultimo, come nel caso di specie, “la norma che viene in rilievo non è la L. Fall., art. 72 quater, che presuppone la pendenza del contratto, bensì la L. Fall. art. 72, comma 2, che recependo l’orientamento accolto dalla prevalente giurisprudenza prima della riforma, sancisce l’opponibilità alla massa dell’azione di risoluzione promossa anteriormente al fallimento”.

Come già noto ai lettori di Iusletter, un primo orientamento della  giurisprudenza di merito aveva ritenuto che, con l’introduzione dell’art. 72 quater L.F., non fosse più praticabile la distinzione tra leasing traslativo e leasing finanziario, con la conseguenza che l’art. 72 quater l.f. avrebbe potuto trovare applicazione anche nelle ipotesi di leasing sciolto prima del fallimento (per tutti Tribunale di Torino, sez. VI, Decreto n. 1241 del 23 Aprile 2012).

La giurisprudenza di legittimità ha, invece, nuovamente ribadito che non può trovare applicazione l’art. 72 quater l.f. ai contratti di leasing risolti prima della dichiarazione di fallimento, affermando, inoltre, che in questi casi “conserva validità il distinguo tra leasing di godimento e leasing traslativo ed il concedente può far valere nei confronti del fallimento la domanda di risoluzione del contratto ex art. 1458 c.c comma 1, o ex art. 1526 c.c., ferma la necessità di insinuarsi al passivo qualora con la domanda di risoluzione siano proposte anche domande restitutorie o risarcitorie”.

L’applicazione dell’art. 72 quater l.f.. ai contratti di leasing risolti prima della dichiarazione di fallimento, secondo la Suprema Corte, comporterebbe, infatti, l’indebito superamento della distinzione strutturale esistente tra nozione di risoluzione contrattuale e quella di scioglimento del contratto.

In definitiva, mentre la disciplina contenuta nell’art. 72 quater l.f. riconosce al concedente, proprietario del bene, solo una tutela restitutoria, la disciplina codicistica assicura allo stesso una tutela risarcitoria, purchè la relativa azione venga opportunamente esperita.

Cass., sez. I civile, 9 febbraio 2016, n. 2538 (leggi la sentenza)

Antonella Mafrica a.mafrica@lascalaw.com

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