Crisi e procedure concorsuali

Inapplicabilità della disciplina di cui gli artt. 2709 e 2710 c.c. al curatore

Cass. Civile I sez., 7 luglio 2015 (leggi la sentenza)

Con sentenza del 7 luglio 2015 la Corte di Cassazione, chiamata a pronunciarsi sul decreto di rigetto emesso dal Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi all’esito di un giudizio di opposizione proposto da una società di capitali, ha sancito l’inapplicabilità al curatore del disposto cui agli artt. 2709 e 2710 c.c.

In particolare, il Tribunale di Sant’Angelo dei Lombardi in conformità con quanto disposto dal giudice delegato, aveva rigettato il ricorso ex art. 98 l.f. proposto da un Srl sostenendo che il credito dalla stessa vantato fosse supportato da decreto ingiuntivo inefficace verso la procedura concorsuale, stante l’avvenuta opposizione allo stesso interposta dalla società fallita, con giudizio poi interrotto a seguito del dichiarato fallimento. Ed ancora, il Tribunale di merito aveva ritenuto che, aperto il concorso, la domanda di credito non potesse essere fondata sulla documentazione contabile che aveva permesso l’emissione del decreto ingiuntivo in quanto inadeguata essendo priva di data certa.

La Srl ricorreva, pertanto, in Cassazione, al fine di ottenere la riformulazione del decreto di rigetto, affidando il ricorso a 4 motivi. In particolare la ricorrente lamentava “il vizio di motivazione avendo riguardo alla portata probatoria della documentazione afferente al credito; la violazione di legge ai sensi dell’art. 2697 c.c.; la violazione dell’art. 2721 c.c. in relazione agli artt. 98 e 99 l.f. dell’art. 2697 c.c.”; ed infine il vizio di motivazione quanto alla certezza della data e alla sottoscrizione della scrittura privata di riconoscimento del debito”.

La Suprema Corte, facendo una chiara e puntuale disamina dei motivi sopra citati, ha rigettato il ricorso  ritenendo infondata l’opposizione ritenendo atteso che il Curatore deve essere considerato soggetto terzo rispetto ai rapporti intercorsi tra il creditore ed il fallito.

Al contempo, la Corte evidenzia come “la mancanza di data certa nelle scritture contabili si configura come fatto impeditivo nell’accoglimento della domanda oggetto di eccezione in senso lato”. Ciò, in totale conformità, con quell’orientamento, ormai consolidato, secondo il quale “l’elencazione contenuta nell’art. 2704 c.c. non ha carattere tassativo, ma esemplificativo e che è rimessa «al giudice di merito la valutazione, caso per caso, della sussistenza di un fatto idoneo, secondo l’allegazione della parte, a dimostrare la data certa» (Cass. Civ., sez. I, 22.10.2009 n. 22430); fermo restando che tale non può considerarsi un fatto riconducibile alla sfera di disponibilità del soggetto che lo invoca (Cass. Civ., sez. I, 21.4.2014 n. 1167), non essendovi qui alcuna certezza in ordine alla sua collocazione temporale”.

23 luglio 2015

Valeria Sallemi – v.sallemi@lascalaw.com

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