L’inerzia dell’aggiudicatario paga!

È inappellabile la sentenza delle controversie in sede distributiva

Una recente Ordinanza emessa dalla VI Sezione Civile della Corte di Cassazione ha sancito il principio di diritto secondo il quale “Ai sensi dell’art. 512 c.p.c., tutte le controversie distributive vanno introdotte e trattate nelle forme di cui all’art. 617 c.p.c., a prescindere dalla circostanza che la “causa petendi” sia costituita dalla denuncia di vizi formali del titolo esecutivo di uno dei creditori partecipanti alla distribuzione, ovvero da qualsiasi altra questione – anche relativa ai rapporti sostanziali – che possa dedursi in tale sede. Pertanto, il giudizio introdotto ex art. 512 c.p.c. (con l’impugnazione del provvedimento del giudice dell’esecuzione) è destinato a concludersi in ogni caso con sentenza non appellabile.”

In particolare, nel caso esaminato dalla Suprema Corte, la Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. ha proposto opposizione avverso l’ordinanza del Giudice dell’Esecuzione del Tribunale di Latina che disattendeva la contestazione fatta dall’Istituto di credito al progetto di distribuzione delle somme ricavate da una procedura esecutiva immobiliare.

L’opponente deduceva motivi attinenti alla validità e alla titolarità dei crediti azionati dal creditore concorrente.

A seguito del rigetto dell’opposizione da parte del Tribunale di Latina, la Banca Monte dei Paschi di Siena s.p.a. ha appellato la decisione.

La Corte d’appello di Roma ha dichiarato inammissibile il gravame, ritenendo che la Sentenza del Tribunale potesse essere impugnata solamente con ricorso straordinario per Cassazione.

La Banca appellante, pertanto, ha proposto ricorso in Cassazione ai sensi dell’art. 360, primo comma, nn. 3 e 5, cod. proc. civ., ritenendo che l’opposizione fosse concernente la regolarità formale del titolo esecutivo del creditore concorrente e che, dunque, trattandosi di questione sostanziale, la sentenza dovesse essere impugnata col mezzo processuale dell’appello, piuttosto che del ricorso straordinario per Cassazione.

La Suprema Corte ha, invece, precisato che in merito alla controversia distributiva, lo strumento per proporre opposizione sia sempre l’opposizione agli atti esecutivi prevista dall’art. 617 c.p.c., indipendentemente dalla natura delle contestazioni mosse dall’opponente.

La Corte adita, dunque, ha ritenuto manifestamente infondate le ragioni espresse dalla Banca, rigettando il ricorso.

L’art. 512 c.p.c., infatti, dispone che l’ordinanza con la quale il Giudice dell’Esecuzione provvede sulle controversie sorte in sede di distribuzione è impugnabile nelle forme e nei termini di cui all’art. 617 c.p.c. e, pertanto, ai sensi dell’art. 618, secondo comma, c.p.c. – a mente del quale le sentenze pronunciate ai sensi dell’art. 617 secondo comma c.p.c. non sono impugnabili – l’unico strumento per l’impugnazione resta il ricorso straordinario per Cassazione ex art. 111, settimo comma, Cost.

Diverso è – secondo la Corte – il caso in cui a muovere contestazioni circa il diritto di uno

o più dei creditori a partecipare alla distribuzione del ricavato dell’esecuzione forzata fosse il debitore esecutato.

In tal caso, infatti, si profilerebbe l’opposizione all’esecuzione da proporre nelle forme e nei tempi previsti dall’art. 615, secondo comma c.p.c. e quindi, dovrebbe essere trattata con il relativo rito.

Cass., Sez. VI,  Ord., 15 Settembre 2020, n. 19122

Valeria Misticoni – v.misticoni@lascalaw.com

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