Diritto Processuale Civile

Inammissibilità ex art. 348-bis c.p.c.

Corte d’Appello di Roma, 23 gennaio 2013

Massima: “Il giudizio di ragionevole probabilità di accoglimento dell’appello a norma dell’art. 348 bis c.p.c. non si risolve né in una valutazione sommaria assimilabile a quella identificata col fumus boni iuris che è condizione del rilascio dei provvedimenti cautelari (c.d. cognizione superficiale), né in una valutazione a cognizione parziale, come quella che si riscontra nel caso dei procedimenti a contraddittorio eventuale e, segnatamente, nel procedimento per ingiunzione. L’appello non ha ragionevoli probabilità di accoglimento quando è prima facie infondato, così palesemente infondato da non meritare che siano destinate ad esso energie del servizio giustizia, che non sono illimitate; l’ordinanza di cui all’art. 348 bis c.p.c. si inserisce, quindi, in un ampio intervento legislativo volto a sanzionare l’abuso del processo, abuso in cui si risolve l’esercizio del diritto di interporre appello in un quadro di plateale infondatezza” (leggi la sentenza per esteso)

Secondo la Corte d’Appello di Roma, dunque, l’appello privo di probabilità di accoglimento non è quello che tale appare al giudice investito della decisione, secondo la sua soggettiva percezione e a seguito di una sbrigativa lettura degli atti, ma è quello oggettivamente tale, perché palesemente infondato.

(Carmela Principe – c.prencipe@lascalaw.com)


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