Crisi e procedure concorsuali

Non ammissione allo stato passivo dell’avvocato per la consulenza extragiudiziale

Cass., 10 maggio 2012,  Sez. I, n. 7166

Massima: “Deve essere esclusa l’ammissione allo stato passivo della società fallita dopo la declaratoria di inammissibilità della domanda di concordato preventivo richiesta in prededuzione per crediti professionali da parte dell’avvocato per la consulenza extragiudiziale svolta, laddove l’opera intellettuale prestata dal professionista si rivela di nessuna utilità per la massa dei creditori, risultando svolta in favore soltanto dell’amministratore della società fallita quanto al subprocedimento ex articolo 173 della legge fallimentare per le accuse di attività fraudolenta mosse nei confronti di quest’ultimo per la condotta serbata proprio in occasione della domanda di concordato preventivo e addirittura potenzialmente dannosa per la massa dal momento che detta domanda risulta proposta in condizioni che non consentono alcun plausibile salvataggio dell’impresa poi fallita.”  (leggi la sentenza per esteso)

Un avvocato presenta opposizione allo stato passivo, al fine di rivendicare il rango di prededucibilità per il proprio credito per prestazioni professionali in favore di un soggetto dichiarato fallito. Tali prestazioni rivendicate consistevano in consulenza extragiudiziale e assistenza del legale rappresentante nella procedura di concordato preventivo.

La Corte ha negato che tali attività professionali, soprattutto se prestate in condizioni tali da non consentire alcun concreto contributo al salvataggio dell’impresa, possano essere ammesse in prededuzione: a Suo giudizio, erano state perpetrate nell’esclusivo interesse della persona fisica dell’amministratore e non dei creditori, rivelandosi peraltro di nessuna utilità per la massa fallimentare.

Enuncia il nuovo art. 182-quater della legge fallimentare, al quarto comma, che sono prededucibili i compensi spettanti al professionista incaricato di predisporre la relazione in accompagnamento alla domanda di concordato, oppure la relazione di accompagnamento alla domanda di omologazione di un accordo di ristrutturazione dei debiti ex art. 182-bis, purché ciò sia espressamente disposto nel provvedimento di accoglimento della domanda di concordato oppure di omologazione dell’accordo.

Il Giudice di Merito, in origine, aveva rigettato l’opposizione allo stato passivo presentata del legale, con le seguenti motivazioni:

– l’attività posta in essere dal legale era relativa ad un sub procedimento ex art. 173 l.f., e l’attività svolta era riconducibile all’esclusivo interesse della persona fisica dell’amministratore, a cui erano state contestate dal Commissario giudiziale attività fraudolente in danno alla massa dei creditori;

– era stata presentata una domanda di concordato preventivo, dichiarata inammissibile, con la conseguente dichiarazione di fallimento della società;

– non vi era prova con data certa dell’incarico di consulenza ricevuta, né del suo effettivo svolgimento.

La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stante la mancanza di utilità dell’opera prestata dal legale ricorrente; inoltre, sempre la Corte di Legittimità ha sottolineato come non può essere qualificato come prededucibile un credito sorto per attività palesemente in contrasto con l’interesse della massa dei creditori.

(Federico Dal Lago – f.dallago@lascalaw.com)

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