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Inammissibile l’opposizione a decreto ingiuntivo se non è proposta contro il soggetto legittimato

La Sezione Imprese del Tribunale di Firenze, in un caso seguito dallo Studio, ha dichiarato l’inammissibilità dell’opposizione a decreto ingiuntivo proposta da un garante, che chiedeva la liberazione dalla garanzia, invocando la disciplina di cui all’art. 1956 c.c., nonché la nullità della fideiussione per violazione della normativa Antitrust.

I motivi di opposizione, in realtà, non sono stati affatto affrontati dalla Sezione Specializzata che ha ritenuto dirimente l’eccezione di inammissibilità sollevata in via preliminare dall’opposta. In particolare, l’istituto di credito aveva rilevato l’erroneità della citazione, che non era stata rivolta nei confronti del legittimato effettivo. La Banca, più precisamente, evidenziava di non aver ottenuto il provvedimento nel proprio interesse, ma di aver agito in qualità di rappresentante della cessionaria del credito.

Poiché l’opponente aveva notificato l’atto di citazione nei confronti dell’istituto di credito in proprio, senza dare atto della qualità di mandataria che lo stesso aveva rivestito, l’opposizione è stata dichiarata inammissibile con conseguente passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo.

Come precisato dal Tribunale: “per ottenere la revoca del decreto ingiuntivo, l’opposizione doveva essere proposta contro il soggetto che lo aveva ottenuto; e, per far valere l’insussistenza del credito, la domanda doveva essere proposta contro la sua titolare: appunto, Alfa s.r.l. Indubbiamente, quest’ultima poteva essere evocata in giudizio così come essa stessa aveva agito, ossia per il tramite del suo rappresentante Banca; ma, allora, ciò doveva essere esplicitato, tanto nella citazione quanto nella formulazione delle domande”. Il Tribunale ha poi chiarito che il vizio della citazione non poteva comunque ritenersi sanato per via del fatto che la convenuta aveva svolto difese anche nel merito: “Né può ritenersi – argomento difensivo speso dall’opponente, il quale ha anche sottolineato come la società si sia costituita non con un atto di intervento bensì con una comparsa – che la costituzione della titolare del credito, tramite la rappresentante (omissis), abbia sanato il difetto di citazione: osservato che anche il terzo si costituisce con il deposito di una comparsa “formata a norma dell’art. 167” (art. 267 CPC), si rileva che quella costituzione è avvenuta per far accertare, prima di tutto, proprio l’improcedibilità dell’opposizione e la conseguente irrevocabilità del decreto ingiuntivo, per la decorrenza dei termini di opposizione verso il soggetto legittimato a riceverla.

Il fatto che la convenuta abbia anche svolto difese e domande di merito non elimina il loro carattere subordinato, rispetto all’eccezione principale nella quale si estrinseca l’interesse prioritario della parte”.

Trib. Firenze, 17 luglio 2020, n. 1693

Francesca Fiorito – f.fiorito@lascalaw.com

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