Oggi dalla redazione

Inammissibile la domanda riconvenzionale di accertamento del credito verso il fallito

Trib. Savona, 3 novembre 2015 (leggi la sentenza)

E’ inammissibile la domanda riconvenzionale proposta dal convenuto al fine di ottenere il riconoscimento di un proprio credito nei confronti del fallimento, derivante dal medesimo rapporto dedotto nel giudizio di cognizione ordinario promosso dal curatore per il recupero di un credito contrattuale del fallito: in questo senso si sono espresse ormai da tempo le sezioni Unite della Suprema Corte (Cass. S.U. n. 21499/2004; Cass. S.U. n. 21500/2004).
Tale principio assume particolare rilievo laddove afferma la necessità di riunione dei giudizi, ovvero di sospensione del giudizio ordinario in pendenza del giudizio di opposizione o di insinuazione allo stato passivo in sede fallimentare, non soltanto con riguardo alla domanda riconvenzionale di compensazione, ma altresì con riguardo alla mera eccezione di compensazione fatta valere dallo stesso creditore.

Così statuendo la Suprema Corte ha disatteso il precedente orientamento che attribuiva al giudice ordinario adito la competenza a conoscere dell’intera causa, ivi compresa l’eccezione, senza che fosse necessaria la previa insinuazione del credito al passivo fallimentare (tra le altre cfr. Cass. n. 2808/1978; Cass. n. 3337/1986; Cass. n. 1913/1972 in Dir. Fall., 1972 II, 712).

Ciò in ragione del fatto che la compensazione non può essere riconosciuta se non in sede fallimentare, poiché, anche quando dedotta in via di mera eccezione, presuppone l’accertamento del debito del fallito, con conseguente sospensione ovvero riunione del giudizio ordinario a quello di opposizione o d’insinuazione al passivo pendente avanti il Tribunale Fallimentare.

Pertanto, l’accertamento dei crediti vantati nei confronti della massa dovrà svolgersi nelle medesime forme di quello previsto per i crediti concorsuali di cui agli artt. 93 e ss. L.F., essendo la sede fallimentare l’unica preposta al riconoscimento sia del credito opposto in compensazione sia del presupposto debito del fallito (Cass. n. 18691/2014).

Nel caso in commento, il Tribunale di Savona ha dichiarato l’inammissibilità della domanda riconvenzionale di accertamento dell’inadempimento contrattuale e di risarcimento del danno, proposta nell’ambito del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, dovendo piuttosto tale diritto di credito costituire oggetto della richiesta d’insinuazione al passivo di competenza della Sezione Fallimentare.

Invero, al fine di evitare, nel senso dell’art. 56 L.F., che il debitore del fallimento sia esposto al rischio di realizzare il proprio credito in moneta fallimentare, s’impone che la valutazione globale dei rapporti dare-avere tra il Fallimento ed il creditore-debitore in bonis debba avvenire nell’ambito dello stesso giudizio, ovvero, ove ciò non sia possibile, provvedendo a sospendere la procedura ordinaria in attesa della decisione pregiudiziale in sede fallimentare.

Concludendo, il presunto creditore che voglia ottenere l’accertamento di un controcredito nei confronti del fallimento, promuovente un’azione nei suoi confronti di recupero di un credito contrattuale in sostituzione del fallito, piuttosto che proporre domanda riconvenzionale nell’ambito dello stesso giudizio, dovrà far valere le sue pretese presentando domanda di ammissione del proprio credito allo stato passivo.

30 novembre 2015

Matilde Sciagata – m.sciagata@lascalaw.com

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