Diritto Processuale Civile

Inammissibile il motivo di ricorso previsto dall’art. 360, comma I n. 3 c.p.c. se non specificamente argomentato dal ricorrente

Cass., 12 febbraio 2013, Sez. III, n. 3285

Massima: “Proposto ricorso per cassazione per violazione e falsa applicazione di norme di diritto, il vizio previsto dall’art. 360, comma primo, n. 3, c.p.c. deve essere dedotto non solo mediante la puntuale indicazione delle norme asseritamente violate, ma anche mediante specifiche argomentazioni intellegibili ed esaurienti, atte a dimostrare in quale modo determinate affermazioni in diritto contenute nella gravata pronuncia debbano intendersi in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie, ovvero con la loro interpretazione. In difetto il ricorso è inammissibile, non potendosi all’uopo ritenere sufficiente una apodittica affermazione non seguita da alcuna dimostrazione, stante l’onere del ricorrente di porre la Corte di legittimità in grado di orientarsi tra le argomentazioni in base alle quali ritiene di censurare la gravata pronuncia” (leggi la sentenza per esteso)

In materia di procedimento civile, nel ricorso per cassazione, il vizio della violazione e falsa applicazione della legge di cui all’art. 360, comma I n. 3 c.p.c., giusto il disposto di cui all’art. 366, comma I n. 4 c.p.c., deve essere a pena d’inammissibilità, dedotto mediante la specifica indicazione delle affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata che motivatamente si assumano in contrasto con le norme regolatrici della fattispecie o con l’interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità o dalla prevalente dottrina, non risultando altrimenti consentito alla Corte di Cassazione di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunziata violazione.

L’art. 360, comma I n. 3 c.p.c., infatti, traduce in termini concreti la disposizione programmatica dell’art. 65 ord. giud. che così stabilisce “La Corte Suprema di Cassazione, quale organo supremo della giustizia, assicura l’esatta osservanza e l’uniforme interpretazione della legge, l’unità de diritto oggettivo nazionale, il rispetto dei limiti delle diverse giurisdizioni; regola i conflitti di competenza e di attribuzioni, ed adempie gli altri compiti ad essa conferiti dalla legge”.

Dal momento che la Corte di Cassazione deve valutare soltanto l’eventuale violazione delle norme di diritto o la falsa applicazione di queste poste alla base della decisione impugnata e non può riesaminare il fatto (dovendo questo essere accettato dal Giudice di legittimità così come risulta dagli atti che gli sono pervenuti dal Giudice di merito), spetta al ricorrente porre la Corte di legittimità in grado di orientarsi fra le argomentazioni in base alle quali ritiene di censurare la pronunzia impugnata.

In caso contrario, il motivo di ricorso è inammissibile, in quanto, come sancito dalla Suprema Corte nella sentenza in commento, non consente ai Giudici di legittimità di adempiere al proprio compito istituzionale di verificare il fondamento della denunciata violazione.

(Francesca Fumagalli – f.fumagalli@lascalaw.com)

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