Contratti

In caso di transazione parziale, il debito residuo si riduce in modo proporzionale alla quota (ideale) di chi ha transatto

Cass., Sez. III Civile, 20 ottobre 2014, n. 22231

La Corte di Cassazione, sezione III Civile, con sentenza n. 22231 del 9-20 ottobre 2014 è intervenuta sul tema degli effetti della transazione parziale intervenuta tra il creditore e alcuni condebitori solidali, ribadendo il seguente principio di diritto: “qualora risulti che la transazione ha avuto ad oggetto solo la quota del condebitore che l’ha stipulata, il residuo debito sugli altri debitori in solido è destinato a ridursi in misura corrispondente all’ammontare di quanto pagato dal condebitore che ha transatto, solo se costui ha versato una somma pari o superiore alla sua quota ideale di debito; se invece il pagamento è stato inferiore alla quota che faceva idealmente capo al condebitore che ha raggiunto l’accordo transattivo, il debito residuo sugli altri coobbligati deve essere ridotto in misura proporzionale alla quota di chi ha transatto”.

La sentenza in esame interviene all’esito di un giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, promosso da un committente contro un’impresa di lavori edili in relazione al saldo di lavori di ristrutturazione edilizia. Più in particolare, l’opponente, oltre a chiedere la revoca del decreto ingiuntivo, svolgeva domanda  riconvenzionale in ragione di asseriti vizi nelle opere realizzate, chiedendo quindi la condanna della società costruttrice al risarcimento del danno. Quest’ultima, a sua volta, si costituiva in giudizio chiedendo ed ottenendo la chiamata in garanzia del progettista e del direttore dei lavori. Sennonché, nel corso del giudizio, il committente opponente e i terzi chiamati raggiungevano un accordo transattivo e il giudizio proseguiva soltanto rispetto all’impresa edile. Pertanto, il Tribunale di merito dichiarava cessata la materia del contendere nel rapporto tra committente opponente e i terzi chiamati e, in accoglimento della domanda riconvenzionale avanzata dall’opposta, condannava la ditta edile al pagamento dell’intero debito, detratta la quota ricevuta dall’opponente in forza dell’accordo transattivo con gli altri co-obbligati in solido. La società opposta proponeva appello che veniva rigettato e, quindi, ricorso per cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello (che sostanzialmente confermava quella di primo grado), lamentando il mancato riconoscimento del limite della responsabilità alla sola quota interna di solidarietà (nella specie pari ad un terzo dell’intero ammontare del debito risarcitorio).

I Giudici di Legittimità venivano, dunque, investiti di verificare fino a quale importo fosse debitrice l’impresa edile a seguito della transazione dei coobbligati. Dopo aver escluso l’applicazione dell’art. 1304 c.c. (non trattandosi di transazione relativa all’intero debito solidale ma, bensì, limitata al solo rapporto interno del condebitore), la questione sottesa alla vicenda in oggetto era se la quota degli altri debitori si riducesse dell’intera quota dell’obbligato che aveva transatto oppure se si riducesse solo della parte di debito che il creditore avesse effettivamente percepito dalla transazione. In altre parole, a seguito di accordo transattivo, bisognava comprendere quanto il creditore poteva richiedere agli altri debitori che non avevano sottoscritto la transazione.

La Cassazione ha rinvenuto tale criterio nella sentenza emessa a Sezioni Unite del 30 dicembre 2011 n. 30174, la quale ha distinto due ipotesi: la prima è quella in cui il debitore ha pagato la sua quota o in misura superiore a quest’ultima e, in tal caso, il debito degli altri debitori si riduce in base a quanto effettivamente pagato dal debitore che ha sottoscritto la transazione; la seconda, invece, rinviene laddove il debitore ha pagato solo una parte della sua quota e, in tale situazione, il debito degli altri si riduce in proporzione alla quota ideale transatta (indipendentemente da quanto effettivamente percepito). Ciò in considerazione del fatto che, ragionando in termini differenti, si realizzerebbe un ingiustificato pregiudizio in danno dei soggetti rimasti estranei alla transazione.

Sulla scorta di tali argomentazioni, venendo alla fattispecie concreta, dal momento che la quota pagata dai due condebitori transigenti era inferiore alla somma delle loro quote ideali, gli Ermellini hanno cassato la sentenza impugnata, con rinvio ad altra sezione della Corte di Appello, chiamata ad uniformarsi al principio di diritto sopra indicato.

28 ottobre 2014

Paolo Sobrini – p.sobrini@lascalaw.com

 

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