Crisi e procedure concorsuali

Impugnazione ex art. 98 L.F. ed esercizio della revocatoria in sede fallimentare da parte dei creditori insinuati

Cass., Sez. VI Civile,  5 marzo 2015, n. 4524 (leggi la sentenza)

Si segnala ai Lettori di Iusletter una recente sentenza della Corte di Cassazione, nella quale si afferma che “Il creditore che impugna lo stato passivo può esercitare tutte le azioni volte ad escludere o postergare i crediti ammessi, ivi compresa la revocatoria, giacché è portatore non solo dei propri interessi, ma anche degli interessi di tutti gli altri creditori”.

Con particolare riguardo all’azione revocatoria, la pronuncia testé citata conferma un principio già espresso in passato dalla Suprema Corte (Cass. civ. Ord. 4959/13, Sent. 8827/98, Sent. 1392/79), riconoscendo, pertanto, la legittimazione attiva del creditore impugnante a promuovere l’actio pauliana nell’interesse anche degli altri creditori insinuati, nell’eventualità in cui il curatore non abbia eccepito, nelle opportune sedi, l’inefficacia dell’atto dal quale deriva il credito o la garanzia ad esso connessa.

Il provvedimento de quo, trae origine dal ricorso promosso da un istituto di credito avverso un decreto del Tribunale di Verona, emesso all’esito del procedimento di impugnazione dello stato passivo instaurato da due creditori concorrenti e volto a fare dichiarare, ai sensi degli artt. 66 L.F. e 2901 c.c., l’inefficacia della garanzia ipotecaria. Infatti, come accertato dal Tribunale fallimentare, la banca, attraverso il contratto, aveva sostituito al credito non garantito (debiti chirografari precedentemente scaduti ed estinti con il successivo mutuo) un credito garantito, acquisendo, quindi, una prelazione che in precedenza non aveva.

L’istituto, in entrambe le sedi di gravame, eccepiva il difetto di legittimazione degli impugnanti ad agire in revocatoria, sostenendo che, una volta dichiarato il fallimento, l’unico soggetto legittimato ad esperire le azioni di cui agli artt. 66 e 67 L.F. è il curatore.

Tuttavia la sentenza qui segnalata, ponendosi in linea di continuità con l’orientamento espresso dalle Sezioni unite con la sentenza n. 29420/08 che sottolineava come “il mancato esercizio da parte del curatore delle azioni poste a tutela della massa legittimi il creditore a proseguirle nel proprio esclusivo interesse”, afferma che la predetta legittimazione va riconosciuta a fortiori al creditore impugnante, in quanto agisce nell’interesse anche degli altri creditori insinuati.

Alla luce di tale orientamento, sarebbe buona prassi per i creditori insinuati prendere visione di tutte le domande proposte dai creditori concorrenti nel fallimento, e ciò al fine di verificare la sussistenza di eventuali cause, non rilevate preventivamente dagli organi della procedura, lesive delle proprie ragioni creditorie.

9 aprile 2015

Davide Sbarbada – d.sbarbada@lascalaw.com

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