L’interesse è concreto. Se non ripeti, che interesse c’è?

Impugnazione della delibera di aumento di capitale per nullità

La Corte di Cassazione ha statuito che “l’azione intesa a far dichiarare la nullità della delibera di aumento del capitale, per la nullità della delibera di riduzione del capitale per perdite, nella specie dichiarata con statuizione coperta da giudicato interno, resta soggetta alla decadenza di cui all’art. 2379 ter, 1° comma, cod. civ., non incidendo sul regime di proponibilità della domanda la natura derivata della nullità”.

La pronuncia ha affrontato, più in generale, il tema dei rapporti tra l’art. 2379 cod. civ. (“Nullità delle deliberazioni”) e l’art. 2379 ter cod. civ. (“Invalidità delle deliberazioni di aumento o di riduzione del capitale e della emissione di obbligazioni”).

Il Supremo Collegio ha statuito che le norme in esame stanno in rapporto di genere a specie, poiché la regola generale, dettata dall’art. 2379 cod. civ., è derogata – in forza del principio lex specialis derogat generali – dall’art. 2379 ter cod. civ., il quale introduce il ben più ridotto termine di 180 giorni (decorrenti dall’iscrizione nel registro delle imprese in caso di società chiuse) per l’impugnazione giudiziale della delibera di aumento o riduzione di capitale ovvero di emissione di obbligazioni.

La ratio della regola dettata dall’art. 2379 ter cod. civ., ricorda la Corte, è nel senso di fissare limiti temporali inderogabili di proponibilità dell’impugnazione delle suddette delibere, così da garantire stabilità e certezza degli atti societari e tutelare il legittimo affidamento ingenerato nei terzi circa la consistenza del capitale sociale e la circolazione delle azioni.

In applicazione di detto principio, quand’anche la delibera di aumento del capitale fosse affetta da nullità derivata (nel caso di specie, dalla nullità, a sua volta, della delibera di azzeramento del capitale sociale per perdite, stante la falsità di alcune poste dello stato patrimoniale), non sarebbe comunque possibile disapplicare il regime di impugnabilità fissato dal già citato art. 2379 ter cod. civ.

Cass., Sez. I, 20 luglio 2016, n. 14932

Massimo Trimbolim.trimboli@lascalaw.com

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