Successioni

Impugnazione del testamento olografo per incapacità naturale: chi deve provarla e cosa occorre provare

Cass., Sez. II, 4 febbraio 2016, n. 2239 (leggi la sentenza)

Grava su chiunque impugni il testamento l’onere di provare, attraverso qualsiasi elemento utile – quadro clinico del disponente, testimonianze di soggetti a lui vicini, e così via … – che il testatore, nel momento in cui ha disposto le sue ultime volontà, non avesse coscienza effettiva dei propri atti, e fosse quindi privo, in maniera assoluta, della capacità di autodeterminarsi.

Questo, in estrema sintesi, quanto affermato di recente dalla Suprema Corte di Cassazione, sez. II, sentenza 4 febbraio 2016, n.2239, con un sentenza che rappresenta indubbiamente un importante vademecum di principi in materia di annullamento del testamento olografo, specie sotto il profilo dell’incapacità naturale del testatore.

In primo luogo, richiamandosi alla nota pronuncia delle Sezioni Unite del 15 giugno scorso (sent. 15.06.2015, n.12307), la Cassazione afferma nuovamente che l’impugnazione del testamento sostanzia, a tutti gli effetti, una domanda di “accertamento negativo della provenienza della scrittura”, non essendo quindi necessaria né “la proposizione della querela di cui agli artt. 221 e ss. c.p.c.”, evitando quindi all’istante tutti i gravosi oneri che gravano invece sulla parte che invochi la non autenticità del documento,, né, allo stesso modo, l’instaurazione di un “procedimento di verificazione della scrittura disconosciuta”.

Quanto poi al vizio di incapacità naturale, la Cassazione afferma in proposito che “l’incapacità naturale del testatore postula la esistenza non già di una semplice anomalia o alterazione delle facoltà psichiche ed intellettive del ‘de cuius’, bensì la prova che, a cagione di una infermità transitoria o permanente, ovvero di altra causa perturbatrice, il soggetto sia stato privo in modo assoluto, al momento della redazione dell’atto di ultima volontà, della coscienza dei propri atti o della capacità di autodeterminarsi”. Dimostrazione, quest’ultima, che può essere fornita in qualsiasi modo, sia attraverso la testimonianza di soggetti vicini al de cuius nel periodo in cui è stato redatto il testamento, sia producendo in giudizio cartelle cliniche del soggetto, sia qualsiasi altro elemento idoneo, da sé solo o con altri elementi, a provare l’assoluta incapacità del soggetto di decidere per sé.

E dal momento che lo stato di capacità costituisce la regola, mentre quello di incapacità l’eccezione, la Cassazione conclude affermando che spetta sempre a chi impugni il testamento dimostrare la dedotta incapacità, salva l’ipotesi – ed è l’unica – in cui il testatore risulti invece affetto da una palese incapacità totale e permanente. In questo caso, graverà infatti su chi voglia avvalersi del testamento provarne la corrispondente redazione in un momento di lucido intervallo.

26 febbraio 2016

Benedetta Minottib.minotti@lascalaw.com

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