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Impugnazione in appello: da quando decorre il termine?

Il termine entro il quale è possibile proporre appello decorre non dal momento del deposito della sentenza (o della trasmissione della stessa via PEC al Cancelliere), ma solo dalla pubblicazione, unico momento costituente “esternazione della sentenza”.

Così si è espressa la Seconda Sezione della Corte di Cassazione con sent. n.24981 del 13/04/2018, uniformandosi alla sent. n. 1379/2012 della Suprema Corte a Sez. Unite.

Nel caso sottoposto, la Corte di Appello di Torino, dichiarava inammissibile l’impugnazione avanzata da F.G. nei confronti di una Società, rilevandone la tardività, in quanto la data da tener presente per il computo dei relativi termini era la data del deposito della sentenza (avvenuta a mezzo scritturazione elettronica l’8/01/2013) e non la data successiva di pubblicazione avvenuta il 18/01/2013.

F.G., pertanto, proponeva ricorso per Cassazione deducendo violazione o falsa applicazione dell’art. 133 e 327 c.p.c., in relazione all’art. 360 c.p.c., n.3.

Secondo quanto disposto dall’art. 133 c.p.c. non è possibile operare una distinzione tra la data in cui avviene il deposito e la data in cui la sentenza viene effettivamente pubblicata, in quanto tali momenti “dovrebbero” coincidere. Tuttavia, accade che l’elevato carico di lavoro che ormai sovrasta i Tribunali, porti i Cancellieri a scindere i due momenti, creando confusione e contrasti in merito alla data da tener presente ai fini di un’eventuale opposizione.

Nel caso in questione, pur essendosi il Giudice “spogliato” della sentenza con la trasmissione al Cancelliere a mezzo Pec (modalità di trasmissione equiparata al deposito della minuta della sentenza), non implicava comunque che il provvedimento da quel momento fosse divenuto pubblico. Tant’è che la Suprema Corte enunciava il seguente principio di diritto: “Nel caso in cui risulti realizzata una impropria scissione tra i momenti di deposito e pubblicazione attraverso l´apposizione in calce alla sentenza di due diverse date, il giudice tenuto a verificare la tempestività dell´impugnazione proposta deve accertare…il momento di decorrenza del termine d´impugnazione, perciò il momento in cui la sentenza è divenuta conoscibile attraverso il deposito ufficiale in cancelleria comportante l´inserimento di essa nell´elenco cronologico delle sentenze e l´attribuzione del relativo numero identificativo”.

Ciò posto, non potrà ritenersi assolto l’onere della pubblicazione, fino a quando lo stesso Cancelliere non apponga in calce alla sentenza firma e data.

La tesi esposta dal ricorrente, secondo la sentenza in commento, è da ritenersi perfettamente conforme a quanto precedentemente statuito dalle S.U. con sent. n. 1379/2012, la quale aveva confermato “la necessità che il termine per l’impugnazione decorresse dalla pubblicazione, momento costituente la “esternazione della sentenza” e senza di essa, con la relativa annotazione nei registri e l’assegnazione del relativo numero, la decisione non era da reputarsi accessibile e, pertanto, il termine per impugnare non decorre che da essa.”

Stante quindi l’avvenuta pubblicazione dieci giorni dopo, cioè il 18/1/2013, la Corte cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d’Appello di Torino.

Cass., Sez. II Civ., 9 ottobre 2018, ordinanza n. 24891

Maria Chiara Frangella – m.frangella@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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