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Improcedibilità del ricorso in Cassazione

La Suprema Corte ha recentemente affrontato la problematica della improcedibilità del ricorso in Cassazione, con la sentenza n. 20628 del 13 ottobre 2016.

Nel caso di specie due assicurati hanno impugnato la sentenza della Corte di Appello di Lecce avverso la società di assicurazione ed  “altri”, così come testualmente indicato.

Ebbene, la Suprema Corte ha rilevato l’improcedibilità del ricorso, in quanto i ricorrenti avevano depositato nel fascicolo d’ufficio una mera copia della sentenza impugnata. In particolare, detta copia fotostatica risultava essere stata riprodotta da un telefax; dubbia, perciò, la natura dello stesso atto, che pur possedendo l’attestazione del cancelliere in relazione alla conformità all’originale da cui tale sentenza era stata estratta, non era possibile rilevare se quanto spedito a mezzo fax fosse avvenuto utilizzando la copia autentica rilasciata da detto cancelliere, oppure, da una copia di essa. Ciò nonostante, indubbio il principio per cui la copia della sentenza prodotta e risultante dalla trasmissione telefax comunque non possiede la consistenza nemmeno di una copia autentica.

Successivamente, la Corte di Cassazione ha altresì ribadito che è onere del ricorrente rappresentare la tempestività dell’impugnazione, poiché dalla summenzionata copia fotostatica è emerso che l’originale fotocopiato è stato notificato a  mezzo posta. Ebbene, nonostante l’assenza della data di ricezione del plico, il Supremo Collegio ha reputato come ricevuta la notificazione, seppur spettasse comunque al ricorrente precisare il momento di realizzazione, al fine di dimostrare la tempestività dell’impugnazione, giacché la notifica appariva idonea al decorso del termine cd. breve di cui all’art. 325 c.p.c..

La Corte di Cassazione, quindi, a conclusione e sostegno della propria decisione ha richiamato e ribadito che “l’art. 369, secondo comma, n. 2 c.p.c. esige la produzione di una copia autentica, cioè di una copia che rechi l’attestazione di autenticità rispetto all’originale della sentenza, espressa come atto compiuto dal cancelliere in originale e la norma non ammette equipollenti (da ultimo Cass. N. 6712 del 2013)”.

Cass., Sez. III, 13 ottobre 2016, n. 20628 (leggi la sentenza)

Claudia Modestoc.modesto@lascalaw.com

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