Comunione legale, finché pignoramento non ci separi

Improcedibili le domande non proposte in mediazione

Una società ed i suoi fideiussori convenivano in giudizio, avanti il tribunale veronese, la banca presso la quale la prima intratteneva un rapporto di conto corrente, chiedendo la restituzione delle somme indebitamente incassate. A sostegno delle domande, parte attrice deduceva in particolare che, nel corso del rapporto, l’istituto di credito aveva applicato interessi passivi superiori al tasso soglia, capitalizzandoli trimestralmente.

Gli attori lamentavano, inoltre, l’invalidità del contratto di mutuo chirografario concesso dalla convenuta, per mancanza di causa e contrarietà a norme imperative, in quanto accordato al fine di estinguere le passività derivanti dal contratto di conto corrente.

Da ultimo, gli attori svolgevano una domanda di inibitoria della banca dalla segnalazione alla centrale rischi dei loro nominativi, sul presupposto che sarebbe stata contraria alla buona fede, chiedendo nel contempo il risarcimento dei danni patiti.

Tramite la sentenza qui citata, il Giudice ha – in via preliminare – dichiaratato l’improcedibilità delle domande avanzate dalla società, di nullità del contratto e delle clausole del rapporto di conto corrente, nonché quella di inibitoria alla segnalazione in Centrale rischi, per mancato espletamento della procedura di mediazione delegata, ai sensi dell’art. 5, comma 2, d. lgs. 28/2010.

Infatti, dall’istanza di mediazione depositata da parte attrice emergeva che “il procedimento conciliativo ha riguardato solo alcuni dei diversi titoli azionati in causa, vale a dire la ripetizione degli interessi anatocistici ed usurari applicati al rapporto di conto corrente e l’accertamento della gratuità del contratto di mutuo e della clausola di esso relativa alla pattuizione di interessi usurari (cfr. la parte della domanda di mediazione relativa alla indicazione delle ragioni della pretesa, prodotta da parte attrice). Orbene, l’art. 4, comma 2, D. Lgs. 28/2010 richiedeva, al fine di assolvere la condizione di procedibilità, che fossero individuate nella istanza di mediazione tutte le ragioni sottostanti alle diverse domande svolte dalla (…) srl, a nulla rilevando in contrario che parte convenuta nulla abbia eccepito al riguardo né in fase di mediazione né nel corso del presente giudizio. Non va poi trascurato che l’art. 5, comma 2, d. lgs. 28/2010 non individua un termine ultimo per il rilievo officioso del difetto della condizione di procedibilità in caso di mediazione demandata. Infatti il richiamo al comma 1 bis operato da tale disposizione deve intendersi riferito alla elencazione delle ipotesi di mediazione obbligatoria ex lege presente nel comma suddetto. In ogni caso nel caso di specie questo giudice è stato posto in condizioni di rilevare la mancanza del presupposto processuale solo dopo che era stata fissata udienza di discussione”.

Tribunale Verona, 7 luglio 2016 (leggi la sentenza)

Simona Daminelli s.daminelli@lascalaw.com

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