Marchi e brevetti

Importazioni con “bandiera italiana”

 Cass., sez. III, 26 maggio2014, n. 21256 (leggi la sentenza per esteso)

Con sentenza del 25 maggio scorso, la Terza Sezione della Corte di Cassazione ha chiarito che commette il reato di cui all’art. 517 c.p. (Vendita di prodotti industriali con segni mendaci) anche colui che, senza in altro modo specificare la provenienza estera dei prodotti, appone sugli stessi un marchio realizzato in modo tale da indurre in inganno il consumatore sulla loro origine.

Il giudice di appello aveva ritenuto applicabile la disciplina penale in questione in forza del richiamo compiuto dal comma 49, art. 4 della Legge 350/2003 laddove il legislatore, chiarendo la portata dell’art. 517 c.p. ha fatto rientrare in esso le c.d. «false o fallaci indicazioni di provenienza o di origine», ovvero l’apposizione su prodotti di provenienza estera di segni, figure, o quant’altro possa indurre il consumatore a ritenere che il prodotto sia di origine italiana. Sulla scorta di ciò, condannava un importatore di stendibiancheria fabbricati in Cina e recanti sulla confezione una bandiera italiana, con indicazioni tutte in lingua italiana e con la dicitura «Prodotto di qualità attestato a norma Europea».

D’altra parte, la difesa sosteneva che non vi fossero gli estremi del reato in quanto la bandiera italiana, trattandosi di elemento del marchio dell’importatore, non fosse una “indicazione mendace” e, come tale, non fosse inidonea ad ingannare il pubblico sull’avvenuta produzione in Italia. Concludeva quindi sostenendo che non si verteva in una ipotesi ex comma 49, ma semmai ex comma 49-bis, e cioè una caso di semplice mancanza di indicazioni e incertezza sulla provenienza dei prodotti importati, ipotesi sanzionata solo in via amministrativa e non penale.

La Suprema Corte ha tuttavia avallato il ragionamento dei giudici del riesame ritenendo che l’inganno al consumatore può ben derivare anche solo dall’uso di un marchio ambiguo. Hanno insomma concluso che la bandiera italiana, a cui si aggiunge quale ulteriore uso di decettività anche la dicitura “Prodotto di qualità testato a norma Europea”, costituisce un plus rispetto alla semplice mancanza di indicazioni di origine che può ben indurre il consumatore a ritenere il prodotto di origine italiana.

12 settembre 2014

(Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com)

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