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Immissioni: la sottile linea dell’intollerabilità

Una signora, stanca di sopportare costanti rumori ed esalazioni tossiche prodotte dalla società che si occupava dell’attività di stoccaggio e commercio di alcuni materiali svolta sul fondo limitrofo, agiva in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni per l’intollerabilità delle immissioni.

Istruita la causa, anche attraverso l’espletamento di CTU, il primo grado di giudizio si conclude con il riconoscimento dell’intollerabilità delle immissioni di rumore e con l’accoglimento della domanda di risarcimento del danno biologico patito dall’attrice, conseguente all’accertamento di un’otopatia.

Avverso la sentenza della Corte d’Appello la società propone ricorso per Cassazione.

Con il principale motivo di doglianza la società lamenta la quantificazione del danno non patrimoniale causato dalle emissioni.

Quest’ultima censura la sentenza impugnata per essersi limitata ad affermare che l’entità del risarcimento appare congrua sia, in relazione alle modalità della condotta illecita, sia in relazione al lunghissimo arco di tempo in cui si è protratta, da correlare quantomeno alla durata del giudizio di primo grado.

Il motivo, però, è infondato.

A tale proposito la Cassazione ribadisce che “l’esercizio, in concreto, del potere discrezionale conferito al giudice di liquidare il danno in via equitativa non è suscettibile di sindacato in sede di legittimità qualora la motivazione della decisione dia adeguatamente conto dell’uso di tale facoltà, indicando il processo logico e valutativo seguito>>.

Nel caso di specie infatti “la quantificazione del risarcimento del danno per i danni subiti dalla donna era stato dettagliatamente motivato e verificato dalla CTU e pertanto corretto. 

Infatti, la condotta illecita posta in essere dalla società ricorrente si era a lungo protratta nel tempo e aveva causato un grave pregiudizio per la donna che ne aveva subito le conseguenze”.

L’accertata esposizione ad immissioni sonore intollerabili può determinare una lesione del diritto al riposo notturno e alla vivibilità della propria abitazione, la cui prova può essere fornita dal danneggiato anche mediante presunzioni sulla base delle nozioni di comune esperienza.

Cass., Sez. VI – 3, ord., 13 aprile 2022, n. 11930

Valeria Bano – v.bano@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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