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Risarcito il coniuge se illegittimamente spossessato della casa coniugale

Con la recentissima ordinanza n. 31353/18 la VI Sezione della Corte di Cassazione ha nuovamente enucleato i criteri sulla base dei quali determinare il risarcimento del danno subito dal coniuge spossessato della casa coniugale, confermando la correlazione tra esistenza del danno e impossibilità di fruire dell’immobile spossessato.

L’ex coniuge che priva illegittimamente l’altro coniuge del possesso della casa coniugale, impedendone la fruibilità di fatto, è tenuto a risarcire il danno patrimoniale così cagionato. Questo il dispositivo di una recentissima sentenza della VI Sezione civile della Corte di Cassazione, reso in sede di sindacato di legittimità della sentenza pronunciata dalla Corte d’appello di Messina.

Nel caso di specie, l’ex moglie aveva privato l’ex marito del possesso dell’allora casa coniugale, arrivando addirittura a locare a terzi la parte di immobile destinata al coniuge. L’ex marito aveva quindi adito il Tribunale al fine di veder dichiarata l’illegittimità di tale spossessamento: la domanda proposta trovava accoglimento, così come la conseguente richiesta di risarcimento del danno subito, da liquidarsi tuttavia in separato giudizio.

Il coniuge spossessato adiva quindi nuovamente il tribunale, al fine di ottenere una ulteriore sentenza di condanna al risarcimento del danno. Successivamente, l’ex moglie impugnava la sentenza pronunciata dal giudice di primo grado, lamentando la mancata prova da parte dell’ex marito dell’esistenza di un danno di natura patrimoniale causato dallo spossessamento della casa coniugale.

La Corte d’appello di Messina rigettava l’impugnazione così proposta, confermando l’esistenza del danno sulla base dalla indisponibilità e non fruibilità dell’immobile da parte dell’ex marito, che ne aveva provato un assiduo utilizzo anche per ragioni di lavoro, nonché dalla prova, tramite testimoni, dell’avvenuta locazione da parte della moglie della parte di abitazione del cui possesso aveva spogliato il coniuge. Successivamente, la Corte d’appello ancorava la determinazione del quantum risarcibile al valore locativo dell’immobile, giungendo, per il tramite di una valutazione di tipo equitativo, a calcolare l’esatto ammontare della somma dovuta dall’ex moglie.

La sentenza veniva quindi nuovamente impugnata avanti alla Corte di Cassazione, sulla base di un’asserita mancata prova da parte dell’ex coniuge del danno asseritamente subito.

I giudici rilevavano preliminarmente che in tema di tutela di possesso, ove sia accertato con sentenza passata in giudicato l’illecito consistente nell’illegittima privazione del possesso, tale limitazione si traduce in un concreto pregiudizio di carattere patrimoniale, perdurante fino al ripristino dello status quo ante lo spossessamento. Sulla base di tali considerazioni, la Corte di Cassazione confermava quindi la bontà dell’operato del giudice di appello, il quale avrebbe fatto “buon governo” dei principi fondamentali in tema di possesso identificando nella limitazione alla disponibilità del bene, provata dall’ex marito sia in via documentale che con prova testimoniale, l’origine del pregiudizio subito.

Cass., Sez. VI Civile – 2, 4 dicembre 2018, ordinanza n. 31353

Valentina Zamberlan – v.zamberlan@lascalaw.com

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