L’insostenibile trilogia della mora 

Segnalazione in CRIF, prova il danno

Questo è quanto affermato dalla I Sezione della Corte di Cassazione con sentenza n. 207 dell’8 gennaio 2019.

La Suprema Corte, con tale pronuncia, ha ribadito l’onere in capo all’attore di provare i presunti danni subiti – patrimoniali e non patrimoniali – per illegittima segnalazione alla CRIF, di cui chiede il risarcimento.

Nel caso di specie, la società attrice, a seguito della mancata concessione di due finanziamenti a causa di una segnalazione negativa alla CRIF, proponeva ricorso dapprima- senza esito- avanti al Garante per la protezione dei dati personali e, successivamente, avanti al Tribunale di Roma, per ottenere, oltre l’accertamento dell’errore, la condanna della convenuta al risarcimento dei danni subiti (quantificati in Euro 240.000,00 per danni patrimoniali ed in Euro 18.000,00 per danni non patrimoniali).

Il Tribunale accoglieva parzialmente le domande attoree, rigettando le richieste di risarcimento del danno non patrimoniale e limitando il risarcimento del danno non patrimoniale in Euro 6.000,00, precisando che lo stesso non poteva ritenersi sussistente in “re ipsa”.

L’attrice impugnava la sentenza avanti alla Corte di Cassazione la quale, all’esito del giudizio, ha rigettato il ricorso.

I giudici, quanto al danno patrimoniale, hanno confermato quanto dedotto dal Tribunale, affermando che “alla stregua del D. Lgs. N. 196 del 2003, art. 15 e dell’art. 2050 c.c., su colui che agisce per l’abusiva utilizzazione dei suoi dati personali incombe soltanto l’onere di provare il danno subito, siccome riferibile al trattamento del suo dato personale, tuttavia il danno ed in particolare la perdita, deve essere sempre oggetto di proporzionata ed adeguata deduzione da parte dell’interessato”.

Hanno precisato, inoltre, che “in caso di illecito trattamento dei dati personali per illegittima segnalazione alla Centrale dei rischi, il danno, sia patrimoniale che non patrimoniale, non può essere considerato “in re ipsa” per il fatto stesso dello svolgimento dell’attività pericolosa. …. Il danno, e in particolare la “perdita”, deve essere sempre allegato e provato da parte dell’interessato”.

Quanto al danno non patrimoniale, la Corte di Cassazione ha condiviso la liquidazione del giudice di merito in quanto tale danno “non si sottrae alla verifica della gravità della lesione e della serietà del danno, in quanto anche per tale dritto opera il bilanciamento con il principio di solidarietà ex art. 2 Cost.”.

In conclusione, anche laddove la violazione nell’utilizzo dei dati personali del cliente sia accertata, quest’ultimo non è esonerato dal dimostrare il danno alla sua reputazione e offrire mezzi di prova per qualificarlo.

Cass. , Sez. I Civ. , 8 gennaio 2019, ordinanza n. 207

Francesca Schiavon – f.schiavon@lascalaw.com

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