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Illegittima elezione di domicilio in luogo diverso dall’esecuzione

La dichiarazione di residenza o elezione di domicilio in un Comune non rientrante nella circoscrizione di uno degli Uffici giudiziari potenzialmente competenti per l’esecuzione, non è una facoltà del creditore, ma una violazione del precetto normativo (come individuato in via interpretativa dalla giurisprudenza costituzionale e di legittimità), costituendo, dunque, un vizio di detta dichiarazione, quale atto difforme dal modello legale.”

Questo il principio di diritto pronunciato dalla Corte di Cassazione con l’ordinanza in commento, affrontando il tema della c.d. “elezione di domicilio anomala” e fissando i criteri di individuazione della competenza territoriale ai sensi dell’art. 480 c.p.c.

Nello specifico i giudici di legittimità – a seguito della proposizione di regolamento di competenza – hanno statuito che l’elezione di domicilio in un comune non rientrante nel circondario degli Uffici Giudiziari astrattamente competenti per la futura esecuzione immobiliare, rappresenta una violazione del dettato normativo in materia di espropriazione forzata.

La vicenda si sviluppava dapprima dinanzi al Tribunale di Isernia, selezionato quale ufficio competente da parte creditrice in seno all’atto di precetto.

Con opposizione al precetto il debitore, eccepiva l’incompetenza territoriale del Tribunale di Isernia, in quanto l’ubicazione dei beni oggetto della futura – possibile – esecuzione risultava essere nella circoscrizione del Tribunale di Napoli.

Il giudice di primo grado, sulla base della ricostruzione offerta dall’opponente, riteneva di accogliere in rito l’eccezione di incompetenza territoriale, chiarendo la necessità di indicare ab origine l’ufficio giudiziario individuato come corretto dalle norme in materia di competenza territoriale.

La Corte di Cassazione, investita della questione, confermava la decisione del Tribunale di Isernia, rilevando come l’ufficio giudiziario indicato dal creditore nell’elezione di domicilio, non avesse alcun legame con i beni oggetto dell’esecuzione.

In particolare, nell’ordinanza in commento, la Suprema Corte in primo luogo illustra la ratio posta alla base della pronuncia, che è quella di evitare che il creditore selezioni in modo indiscriminato dove eleggere domicilio. Il paradosso sarebbe altrimenti quello di minare la stabilità delle norme sulla competenza territoriale in materia di esecuzione forzata, con conseguente violazione del principio di parità di posizione processuale (soprattutto di parte debitrice).

In secondo luogo, specifica la Corte il vizio inerente all’elezione di domicilio comporta l’inefficacia della sola domiciliazione e non dell’intero atto precetto, e ciò in base a quanto disposto dall’art. 480 c.p.c., che non include l’elezione di domicilio fra gli elementi necessari a pena di nullità del precetto.

Chiara Polino – c.polino@lascalaw.com

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