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Illecito del promotore e responsabilità ex art. 31 TUF

L’euclideo principio per cui due rette parallele non si incontrano mai è il principio, meritevole di attenzione, con cui il Tribunale di Milano ha valutato (ed escluso) la responsabilità oggettiva dell’intermediario finanziario in relazione ad illeciti posti in essere da un promotore finanziario, tenuto conto che l’azione incardinata da parte di un investitore, portata avanti sui fronti, si conclude con la condanna del consulente e l’accertamento di una insussistente responsabilità dell’intermediario.

Partendo dall’origine, occorre rilevare che l’azione intrapresa dall’investitore pone al centro delle specifiche malversazioni compiute in suo danno dal promotore finanziario che, palesando la negoziazione di strumenti finanziari inesistenti, sottraeva denaro in contante alla cliente: tali investimenti, oltre a non essere mai stati rendicontanti dall’intermediario finanziario, recano documentazione di altro emittente (estraneo al giudizio).

In seguito ad una articolata attività istruttoria di tipo testimoniale, il Giudice Unico afferma la sussistenza delle responsabilità risarcitoria in capo al promotore finanziario convenuto in giudizio, in considerazione degli illeciti posti in essere in danno dell’investitore, condannandolo al pagamento delle somme illecitamente sottratte, oltre interessi dalla data di compimento dei fatti, sino al soddisfo, escludendosi sia il diritto alla rivalutazione monetaria (essendo credito soggetto al principio nominalistico) in assenza di prova del maggior danno, sia il danno non patrimoniale in quanto dedotto in modo generico e non provato.

La retta che porta alla condanna, quindi, segue un iter logico argomentativo incensurabile, ma altrettanto incensurabile è la retta che porta all’esclusione della responsabilità dell’intermediario.

Il Giudice riconosce che, pacificamente, il promotore finanziario fosse – all’epoca dei fatti – alle dipendenze della banca ma esclude la sussistenza del nesso di occasionalità necessaria nella vicenda in esame e ciò per una serie di valutazioni:

  1. Il rapporto tra cliente e promotore finanziario nasceva da contesto fattuale estraneo da quello lavorativo, essendo quest’ultimo “amico di famiglia”;
  2. Le operazioni hanno avuto luogo su investimenti e documentazione non riconducibile a quella dell’intermediario;
  3. L’unico collegamento si rinviene nella produzione di un biglietto da visita [del promotore] intestato [intermediario finanziario], ma è pacifico che [nel periodo in esame] il convenuto sia stato promotore di [intermediario finanziario]. Ciò che è controverso è se sussista un nesso di occasionalità necessaria tra i due investimenti oggetto di causa e il suo ruolo di promotore e a tal fine non è certo sufficiente la prova della consegna di un biglietto da visita, avvenuta in epoca imprecisata”.

Rilievo preminente lo assume così il “rapporto di fiducia personale […] del tutto indipendente dall’intermediario che gli ha conferito il mandato”, tale da escludere il nesso di occasionalità tra promotore ed intermediario finanziario.

In conclusione, accertato l’illecito del promotore e la sussistenza del rapporto esistente tra lo stesso e la società, non sussiste comunque il diritto risarcitorio dell’investitore sulla scorta del principio previsto dall’art. 31 TUF.

Tribunale di Milano, 11 giugno 2019, n. 5610

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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