L’informativa nel contratto

Illecito del promotore e responsabilità dell’intermediario

La Corte di Cassazione affronta il delicato tema della responsabilità oggettiva dell’intermediario finanziario, definendo i confini dell’anomalia del comportamento del cliente, idoneo a determinare un concorso di colpa o addirittura interrompere il nesso di occasionalità necessaria.

Dopo due gradi sfavorevoli per l’intermediario, viene da quest’ultimo impugnata la sentenza del Collegio di secondo grado denunciandosi in generale la violazione degli artt. 31 TUF e 2043, 2049 e 2697 cod. civ. con riguardo alla errata valutazione del comportamento del cliente idoneo ad interrompere la responsabilità dell’intermediario finanziario.

Dalla pronuncia si evince che un cliente avrebbe conferito ingenti somme di danaro in contanti “con modalità di registrazione dell’operazione del tutto anomale anche sotto il profilo del rispetto della normativa antiriciclaggio (cfr art. 49 d.lgs. 231/2007 al tempo in vigore) e, per converso il promotore ha rilasciato una distinta “versamento-assegni” non corrispondente all’operazione di investimento affidata al promotore)”.

Le operazioni, ovviamente, non sarebbero state annotate in alcun rapporto e, anzi, due anni dopo la chiusura dei rapporti con l’intermediario, il cliente si sarebbe rivolto direttamente al promotore per chiedere conto delle somme relative.

Analizzando in termini generali i profili di responsabilità, il Collegio di legittimità osserva che l’intermediario “ha dedotto circostanze atte a mettere in luce il comportamento anomalo del cliente idoneo a interrompere, in tutto o in parte, detto nesso di causalità . Sulla base dei principi sopra esposti resta infatti da stabilire se per le somme versate in contanti in una apprezzabile quantità che fa presupporre un versamento al nero, non regolarmente registrato dal funzionario della banca, non vi siano gli estremi, in ragione delle caratteristiche dell’investitore (esperto), di un concorso colposo ex art. 1227, co. 1, cod. civ. che, per la sua gravità, potrebbe addirittura arrivare a recidere il nesso di occasionalità necessaria (Cass. Sez. 6 – 3, Ordinanza 30775 del 22/12/2017)”.

Dunque, vi è stata una mancata valorizzazione degli elementi presuntivi atti a evidenziare l’esistenza di un rapporto esclusivo e diretto tra investitore esperto e promotore, tale da incidere inevitabilmente sulla valutazione del concorso di colpa del cliente, pertanto il Collegio di secondo grado “sarà tenuto a valutare la condotta tenuta dal cliente investitore, certamente non sprovveduto, ai fini della valutazione dell’incidenza causale del suo comportamento “anomalo” ai sensi dell’art. 1227, co.1, cod. civ.”.

Cass., Sez. III, 22 giugno 2020, n. 12110

Paolo Francesco Bruno – p.bruno@lascalaw.com

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