Crisi e procedure concorsuali

Il voto tutela i creditori privilegiati penalizzati da una dilazione di pagamento?

Tribunale di Monza, 23 settembre 2014 (leggi la sentenza per esteso)

“L’attribuzione ai creditori privilegiati del diritto di voto in misura corrispondente al sacrificio economico derivante da una dilazione di pagamento ulteriore rispetto ai tempi necessari alla liquidazione dei beni sui quali grava il privilegio è una soluzione che si rivela inadeguata a garantire il rispetto dei diritti di detti creditori, i quali in tal modo disporrebbero di un diritto di voto sostanzialmente irrilevante rispetto alla massa dei crediti chirografari”. 

Così si è di recente espresso il Tribunale di Monza nel decreto di revoca dell’ammissione al  concordato preventivo di una società che, dopo aver in un primo tempo depositato il piano in continuità aziendale, modificava in liquidatorio il concordato proposto con la previsione del pagamento dilazionato dei creditori privilegiati.

Il Tribunale di Monza, partendo dalla premessa per cui è fatta salva la facoltà del debitore, nei limiti temporali dettati dall’art. 175 l.f., di mutare anche completamente il contenuto della propria proposta e il “tipo” di concordato, ha inteso tuttavia riaffermare il principio per cui “l’interesse ultimo cui la procedura di concordato è indirizzata è quello dei creditori ad una ottimale soddisfazione delle loro ragioni, funzione fondamentale cui è coordinabile, ma non sovrapponibile l’interesse del debitore ad evitare il fallimento ed a conservare la funzionalità dell’impresa”.

Il Collegio monzese, pur non ignorando il recente orientamento espresso dalla Suprema Corte (Cassazione civile, sez. I 09 maggio 2014, n. 10112) in ordine alla legittimità di un pagamento dilazionato dei creditori privilegiati nel concordato liquidatorio, ritiene invece che “i creditori privilegiati debbano essere pagati immediatamente (…) fatte salve le ipotesi in cui la dilazione sia espressamente prevista e disciplinata dal legislatore.

Non appare infatti convincente, secondo il Tribunale di Monza, l’interpretazione offerta dalla Cassazione allorchè sottolinea che “se è vero che la regola generale è quella del pagamento non dilazionato dei crediti privilegiati, il pagamento dei crediti medesimi con dilazione superiore a quella imposta dei tempi tecnici della procedura (e dalla stessa liquidazione, in caso di concordato cosiddetto “liquidativo”) equivale a soddisfazione non integrale di essi a causa della perdita economica conseguente al ritardo con il quale i creditori conseguono disponibilità delle somme loro spettanti”.

La possibilità di proporre nel concordato un pagamento dilazionato rappresenta pur sempre una eccezione  strettamente limitata ai credito tributari (art. 182 ter l.f.) e al periodo di un anno nel concordato con continuità aziendale quando il relativo piano non preveda la liquidazione dei beni oggetti della prelazione (art.186 bis l.f.).

Se il principio dettato dall’art. 182 ter dovesse, secondo il Collegio monzese, trovare applicazione al di fuori della transazione fiscale, si verrebbe a determinare un’alterazione dell’ordine dei privilegi non consentita dalla norma imperativa dell’art. 160 l.f.

Il Tribunale ricorda come, anche la possibilità di una dilazione del pagamento dei crediti privilegiati nel concordato con continuità, introdotta dall’art. 186 l.f., che prevede che il pagamento possa avvenire fino ad un anno dall’omologazione, attiene essenzialmente al soddisfacimento dei creditori che abbiamo privilegio su beni destinati a rimanere nella disponibilità del debitore perché funzionali alla prosecuzione dell’attività dell’impresa, non essendo neppure ipotizzabile per l’attivo già liquidato.

Conclude quindi il Collegio osservando come l’unica garanzia costituita dal diritto di voto che andrebbe riconosciuto ai creditori privilegiati “dilazionati” in ragione del sacrificio economico determinato dalla dilazione, sia assolutamente insufficiente a garantire il rispetto del diritto di difesa dei creditori privilegiati che finirebbero per votare per importi spesso insignificanti rispetto alla massa totale dei crediti chirografari tenuto conto che il computo del voto si fonderebbe sulla determinazione della perdita conseguente al ritardo, rispetto ai tempi “normali” con il quale i creditori conseguono la disponibilità delle somme ad essi spettanti.

9 ottobre 2014

 (Daniela Calvano – d.calvano@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Contratto preliminare e fallimento del promittente venditore

Recentemente la Corte di Cassazione ha chiarito la portata dell'art. 2035 c.c., affermando l'impossi...

Crisi e procedure concorsuali

Not in my name: il falsus procurator di società di capitali

La cessione del quinto è opponibile alle procedure concorsuali? Ci sono dei limiti temporali? Può ...

Crisi e procedure concorsuali

Ipoteca: tutto è immobile finché l’immobile rimane…immobile

Il Tribunale di Mantova, con la decisione del 13 agosto 2020, ha statuito che il solo ritardo nel de...

Crisi e procedure concorsuali

X