Diritto Processuale Civile

Il vizio che inficia la validità della notifica del decreto ingiuntivo può essere eccepito anche a mezzo di opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650 c.p.c.

La Suprema Corte si è di recente pronunciata in relazione al caso in cui un decreto ingiuntivo, benché regolarmente notificato, sia stato in verità ricevuto da soggetto diverso dall’effettivo destinatario, ritenendo possibile sollevare al fine di contestare l’inefficacia del titolo medesimo, oltre che un’opposizione all’esecuzione, anche un’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo.

La sentenza n. 14444/13, depositata il 7 giugno 2013 dalla Seconda Sez. Civile della Corte, sfrutta l’occasione di una fattispecie di omonimia per affrontare e chiarire, ancora una volta, alcuni principi ormai consolidati nella prassi in materia, in primis quello per cui “la mancata conoscenza del decreto da parte del destinatario si presume iuris tantum, ed è onere dell’altra parte dimostrare che l’impugnante ha avuto comunque contezza del processo”.

La massima trae le mosse dal caso in cui il soggetto cui era indirizzata l’ingiunzione si oppone alla stessa a distanza di nove anni, spiegando opposizione tardiva, in particolare eccependo di essere stato indicato erroneamente nel decreto quale soggetto debitore del rapporto obbligatorio originario. Sia in primo che in secondo grado, i giudici decretavano l’inefficacia del decreto ingiuntivo attesa l’inesistenza della notifica così come si era perfezionata, rigettando peraltro in primo grado la richiesta avanzata dal creditore di chiamare in causa la società che aveva raccolto informazioni sul soggetto debitore ai fini dell’azione legale poi promossa.

Ebbene, in relazione quest’ultimo profilo, gli ermellini hanno inteso confermare il generale principio per il quale in tema di opposizione a decreto ingiuntivo non si verifica alcuna inversione della posizione sostanziale ricoperta dalle parti in causa, rimanendo pertanto il creditore ingiungente, benché parte opposta, l’attore ed il debitore ingiunto, sebbene opponente, il convenuto. Ciò comporta che, per quanto concerne il regime delle decadenze, si debba applicare il disposto dell’art. 269, comma 3, c.p.c. che condiziona la chiamata di terzi in causa da parte dell’attore alle difese spiegate dal convenuto.

L’aspetto più importante della vicenda, invece, attiene a due questioni: da un lato, il difetto di titolarità del debito, lamentato dall’opponente che non sia l’effettivo debitore; dall’altro, l’inesistenza della notifica del decreto ingiuntivo che fa presumere la mancata conoscibilità del provvedimento.

In relazione al primo profilo, la Cassazione statuisce la possibilità per l’opponente di utilizzare due strumenti previsti dall’attuale codice di rito, ovvero il rimedio di cui all’art. 615 c.p.c. e quello di cui all’art. 650 c.p.c. Dunque, il soggetto ingiunto che sia stato appena raggiunto da un pignoramento ha la facoltà, entro dieci giorni da quest’ultimo, di esperire una formale opposizione all’esecuzione o una opposizione tardiva a decreto ingiuntivo, allargando in tal modo l’ambito di valutazione che impegnerà il Giudice adito, dovendo questi non soltanto verificare quanto addotto dall’opponente e, quindi, accertare l’effettivo soggetto obbligato all’adempimento dell’intimazione di pagamento notificata, ma altresì il fatto costitutivo del credito per il quale si è agito.

Il secondo profilo sul quale la Suprema Corte pone l’attenzione, invece, ovvero l’inesistenza della notifica del decreto ingiuntivo opposto, consente di chiarire la portata del disposto di cui al primo comma dell’art. 650 c.p.c., che subordina l’opposizione alla prova, da parte dell’opponente, di non aver avuto tempestiva conoscenza del decreto per irregolarità della notificazione.

A parere dei giudici della Seconda Sezione Civile l’inesistenza della notificazione, in quanto diretta a persona diversa dall’effettivo titolare del rapporto obbligatorio sottostante, vince tale condizione di ammissibilità, esonerando l’opponente dalla prova anzidetta. Trattasi comunque di una presunzione iuris tantum. E’ ammessa dunque la prova contraria. Di contro, se la notificazione del provvedimento monitorio è semplicemente nulla, il che postula che la notificazione ci sia stata, ma che sia irregolare, in tal caso la presunzione semplice riguarderà la conoscenza del decreto da parte dell’opponente, sul quale graverà l’onere della prova di non avere avuto effettiva conoscenza dell’atto.

(Barbara Giuffrè – b.giuffre@lascalaw.com)

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