Responsabilità Civile

Il valore probatorio del modello di constatazione amichevole (Cass., 18/01/2011, Sez. III, n. 739)

La sentenza n. 739/2011 della III sezione della Cassazione (leggi la massima) offre lo spunto per interessanti chiarimenti sul valore probatorio del c.d. CID (modello di constatazione amichevole dell’incidente).
Innanzitutto è opportuno ricordare che nel giudizio promosso dal danneggiato nei confronti dell’assicuratore per la r.c.a., il “responsabile del danno” (pacificamente individuato nel proprietario del veicolo che ha causato il sinistro) deve essere chiamato in causa in quanto litisconsorte necessario.
Pertanto, in un giudizio che vede parti in causa il danneggiato, l’assicuratore del danneggiante ed il conducente proprietario assicurato la Cassazione, nella citata sentenza, ha precisato che “la dichiarazione confessoria contenuta nel modulo di constatazione amichevole del sinistro( c.d  CID), resa dal responsabile del danno proprietario del veicolo assicurato e – come detto – litisconsorte necessario, non ha valore di piena prova nemmeno nei confronti del solo confitente, ma deve essere liberamente apprezzata dal giudice, dovendo trovare applicazione la norma di cui all’art. 2733, terzo comma, cod. civ., secondo la quale, in caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è, per l’appunto, liberamente apprezzata dal giudice.” (Cass. civ. sez. III, 18/01/2011 n. 739 in Cassazione.net).
Non si tratta di un orientamento innovativo ma di una conferma di quanto già espresso dalle Sezioni Unite nell’importante sentenza del 5 maggio 2006 n. 10311, con la quale la Suprema Corte, discostandosi dall’orientamento precedente, ha stabilito che: “in materia di dichiarazioni rese dal responsabile del danno, va respinta qualsiasi tesi che porti a concludere che, nel giudizio instaurato ai sensi della L. 990 del 1969, art. 18, e nel caso in cui sia stata proposta soltanto l’azione diretta e nel caso in cui sia stata proposta anche la domanda di condanna nei confronti del responsabile del danno, in base a dette dichiarazioni si possa pervenire ad un differenziato giudizio di responsabilità, in ordine ai rapporti tra responsabile e danneggiato, da un lato, e danneggiato ed assicuratore dall’altro.”
La confessione resa nel CID costituisce una presunzione di colpa iuris tantum a carico dell’assicuratore, ma se l’assicuratore riesce a superarla fornendo una prova contraria il Giudice dovrà rigettare la domanda sia nei confronti dell’assicuratore sia nei confronti del confitente proprietario.
Nonostante orientamenti dottrinali contrari, per la giurisprudenza il CID conserva, invece, il suo valore di piena prova nei confronti del conducente che non sia il proprietario del mezzo.
Partendo dal presupposto che unicamente il proprietario è litisconsorte necessario ex art. 144 Cod. Ass., la Cassazione ritiene che: “le affermazioni confessorie sottoscritte dal conducente nel suddetto modello di constatazione amichevole vanno liberamente apprezzate nei confronti dell’assicuratore e del proprietario del veicolo, mentre fanno piena prova nei confronti del conducente confitente secondo gli art. 2733, secondo comma, 2734 e 2735 cod. civ.. Infatti, il litisconsorzio necessario sussiste solo tra il responsabile (proprietario del veicolo) e l’assicuratore, mentre non sussiste, a norma dell’art. 2054, terzo comma, cod. civ., tra il conducente e tale assicuratore, ovvero tra il primo e il proprietario, in tal caso derivando soltanto un’ipotesi di obbligazione solidale e quindi di litisconsozio facoltativo” (Cass. civ. sez. II I, 7/5/2007, n. 10304, in Mass. Giur. It., 2007).

(Maria Valeria De Leo – v.deleo@lascalaw.com)

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