L’assenza di preventivo non esclude il diritto al compenso dell’avvocato

Il turismo “blindato” dal Coronavirus

In un’Italia blindata le persone si fermano e i viaggi diventano quasi impossibili. Negli ultimi giorni il sensibile incremento dei contagi da Coronavirus in alcune Regioni e comuni del Nord Italia, ha portato le Autorità competenti all’adozione di misure via via sempre più drastiche a salvaguardia della salute pubblica. Si è dunque passati da un iniziale divieto di allontanamento dal comune o dall’area circoscritta, interessata dal Coronavirus, ad un divieto esteso a tutto il territorio nazionale.

Lapidario, il DPCM del 9 marzo 2020 ha disposto che “non sono consentiti viaggi all’estero o in Italia per turismo ma solo per comprovate esigenze di lavoro, situazioni di necessità o motivi di salute”.

Accanto agli energici provvedimenti del Presidente del Consiglio dei ministri si sono susseguiti, tuttavia, i dubbi dei viaggiatori e dei titolari di b&b, hotel, alberghi, residenze turistico-alberghiere, sommersi dall’imprevisto afflusso di disdette, riassumibili in due domande: chi dovrà sopportare il danno economico derivante dalla diffusione del Coronavirus? è legittima la richiesta del turista di recedere dal contratto, pretendendo anche il rimborso degli acconti versati?

Ebbene, in una situazione normale, o quantomeno di non straordinaria gravità come quella che attualmente stiamo vivendo, l’annullamento del viaggio o della prenotazione sarebbe da valutarsi caso per caso, tenendo conto che solo la normativa che regola l’acquisto di viaggi con formula “tutto compreso” o “pacchetti turistici” contempla la possibilità, per il viaggiatore, di ottenere un integrale rimborso in sopravvenute situazioni di emergenza. Nelle altre ipotesi (contratti di locazione turistica, hotel, b&b), la cui disciplina normativa non contempla il recesso in ipotesi di straordinaria gravità, l’appiglio sarebbe comunque costituito dall’art. 1463 del codice civile che, tra le cause di risoluzione del contratto, prevede l’impossibilità sopravvenuta o la forza maggiore, quale rimedio all’alterazione che un evento di portata eccezionale apporta al sinallagma contrattuale.

Occorre tuttavia rilevare come l’art. 28 del DL n. 9 del 2 marzo 2020 abbia previsto il rimborso dei titoli di viaggio e dei pacchetti turistici precisando che in relazione a tali ipotesi ricorre la sopravvenuta impossibilità della prestazione dovuta dai viaggiatori colpiti dal contagio o domiciliati e residenti in un’area interessata dal contagio.

Tale disposizione non contempla dunque i contratti di locazione turistica, le prenotazioni in albergo dirette o tramite società intermediarie.

Nel silenzio normativo è lecito dunque domandarsi se nelle ipotesi non contemplate dal decreto il recesso unilaterale dal contratto da parte del viaggiatore sia consentito o se, invece, il decreto abbia voluto escludere dalla portata normativa tutti quei contratti che non rientrino nel pacchetto turistico come i contratti di locazione turistica.

A ciò si aggiunga che le più note piattaforme online, che spesso funzionano da intermediari tra l’albergo e il turista, vivono una sorta di “distacco” dal diritto italiano che le porta ad invocare l’applicazione di norme internazionali.

Nella confusione generale, data anche dall’estrema genericità della locuzione “forza maggiore” che, peraltro, nel nostro ordinamento non trova una precisa definizione, sarebbe auspicabile un intervento chiarificatore.

Decreto Legge 2 marzo 2020 n. 9

Federica Vitucci – f.vitucci@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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