Crisi e procedure concorsuali

Il Tribunale di Cuneo nega l’efficacia esecutiva della sentenza che accoglie la domanda di revocatoria fallimentare

Recentemente il Tribunale di Cuneo, con provvedimento del 21 dicembre 2010, ha sospeso l’esecuzione mobiliare promossa da una Procedura di Amministrazione Straordinaria nei confronti di una Banca in forza del titolo esecutivo rappresentato dalla sentenza con la quale il Tribunale di Mondovì ha accolto l’azione revocatoria fallimentare di rimesse bancarie, condannando la Banca convenuta al pagamento dell’importo corrispondente all’ammontare dei pagamenti dichiarati inefficaci.

La pronuncia è stata emessa seguito dell’opposizione, proposta con ricorso diretto al Giudice dell’Esecuzione, presentata da questo Studio ed è stata interamente accolta la prospettazione volta ad escludere l’efficacia esecutiva della sentenza in questione, in ragione della natura costitutiva della stessa e, quindi, della necessità di dover attendere il suo passaggio in giudicato affinché la stessa possa spiegare gli effetti da essa derivanti, ivi compresi quelli esecutivi; tenuto conto che il capo di condanna è statuizione dipendente dall'accoglimento dell'azione revocatoria, la tesi accolta dal Tribunale di Cuneo assume che non è possibile anticipare l'effetto esecutivo di un capo da essa dipendente prima del concretizzarsi di quelli propri della statuizione principale.

Fondamentale, nell’ambito della motivazione utilizzata dal Tribunale di Cuneo, si è rivelato – come da noi suggerito – il principio di diritto recentemente espresso dalle Sezioni Unite della Suprema Corte di Cassazione, le quali, nell’ambito di un giudizio ex art. 2932 c.c., hanno così argomentato circa la natura esecutiva della pronuncia di accoglimento di tale genere di azione:

La sentenza di primo grado di accoglimento della domanda ex articolo 2932 c.c. non può pertanto produrre, prima del passaggio in giudicato, proprio quegli effetti del contratto definitivo che è destinato a surrogare: non è possibile dare esecuzione ad obblighi che sul piano sostanziale non sono ancora sorti.

Da ciò la conseguente impossibilità di scissione, nelle sentenze ex articolo 2932 c.c. in tema di contratto preliminare di compravendita, tra capi costitutivi principali e capi condannatori consequenziali, con riferimento specifico a quelli cc.dd. sinallagmatici le cui relative statuizioni fanno parte integrante della pronuncia costitutiva nel suo complesso.

Va precisato che la possibilità di anticipare l’esecuzione delle statuizioni condannatorie contenute nella sentenza costitutiva va riconosciuta in concreto volta a volta a seconda del tipo di rapporto tra l’effetto accestivo condannatorio da anticipare e l’effetto costitutivo producibile solo con il giudicato. A tal fine occorre differenziare le statuizioni condannatorie meramente dipendenti dal detto effetto costitutivo, dalle statuizioni che invece sono a tale effetto legate da un vero e proprio nesso sinallagmatico ponendosi come parte – talvolta “corrispettiva” – del nuovo rapporto oggetto della domanda costitutiva. (…) Possono quindi ritenersi anticipabili i soli effetti esecutivi dei capi che sono compatibili con la produzione dell’effetto costitutivo in un momento temporale successivo, ossia all’atto del passaggio in giudicato del capo di sentenza propriamente costituivo. Così la condanna al pagamento delle spese processuali contenuta nella sentenza che accoglie la domanda. La provvisoria esecutività non può invece riguardare quei capi condannatori che si collocano in un rapporto di stretta sinallagmaticità con i capi costitutivi relativi alla modificazione giuridica sostanziale” (Cass. S.U. 22 febbraio 2010, n. 4059, in motivazione).

Non a caso, il Tribunale di Cuneo, dopo aver riportato per esteso la motivazione della citata sentenza, ha così motivato l’applicazione del principio in questione alla fattispecie sottesa al proprio vaglio:

Dunque, atteso che l’effetto traslativo della proprietà in una pronuncia ex art. 2932 C.C. si produce soltanto con il passaggio in giudicato della sentenza, non possono anticiparsi i suoi effetti consentendo la provvisoria esecutorietà dei capi consequenziali di condanna (espliciti o impliciti che siano) relativi agli effetti di detto trasferimento, ossia quelli di condanna al pagamento del prezzo per un verso e di condanna al rilascio per altro verso.

Se si trasla detto ragionamento sulla azione revocatoria fallimentare, non possono che trarsi le medesime conseguenze: se l’atto oggetto di revocatoria ex art. 67 LF è valido ed efficace sino a quando non sia divenuta irrevocabile la sentenza che lo revoca (lo dichiara inefficace rispetto alla massa), gli effetti di tale pronuncia costitutiva non possono anticiparsi ravvisando la provvisoria esecutività del capo della pronuncia che, per effetto della revoca, condanni il soggetto revocato a pagare alla procedura la somma di denaro che rappresenta il contenuto e valore dell’atto revocato. Diversamente opinando, o si anticiperebbero gli effetti dell’azione revocatoria di natura costitutiva ad un momento anteriore alla definitività della sentenza, oppure si verrebbe a smentire la natura costitutiva della pronuncia ex art. 67 LF; in sostanza, la condanna al pagamento della somma di denaro costituisce la conseguenza diretta, immediata ed imprescindibile della dichiarazione di inefficacia dell’atto nei confronti della massa dei creditori, dichiarazione che non ha efficacia esecutiva prima della definitività della sentenza che la contiene. Il vincolo che lega il capo costitutivo della sentenza in tema di revocatoria fallimentare e il capo condannatorio è ancora più intenso di quello ravvisato  dalla Suprema Corte tra il capo costitutivo della sentenza in tema di azione ex art. 2932 C.C. e i capi condannatori consequenziali di rilascio dell’immobile o di pagamento del prezzo, atteso che ne costituisce l’essenza stessa”.

Ovviamente riteniamo che il suddetto principio di diritto sia certamente condivisibile; è bene però sottolineare come, nell’ambito della motivazione della pronuncia delle SS.UU. citata, i Giudici di legittimità abbiano evidenziato che l'alterazione del sinallagma presente nel caso esaminato consista nella possibilità (ove si sostenga l’immediata esecutorietà della sentenza di condanna) in capo al promittente venditore, di agire esecutivamente per il pagamento del prezzo prima che il promissario acquirente sia proprietario del bene; si tratta, ovviamente, di un “carattere sinallagmatico” non ricorrente – negli stessi termini –  nell'ipotesi della revocatoria fallimentare.

Non sfuggirà ad alcuno l’ importanza di questa novità giurisprudenziale.

Ciò non solo sul fronte del puro diritto, ma anche sotto quello “tattico” delle armi a disposizione del ceto bancario per trattare eventuali definizioni transattive su un piano di maggior equilibrio, anche dopo una sentenza sfavorevole non passata in giudicato.

Da ultimo, segnaliamo come del citato provvedimento sia stato dato risalto anche dai media nazionali, essendone stata data notizia sul quotidiano “Il Sole 24 Ore”, edizione del 4 gennaio 2011, Sezione Norme e Tributi, pag. 20, articolo di Marco Bellinazzo dal titolo “La revocatoria non è esecutiva”.

 

(Luciana Cipolla -l.cipolla@lascalaw.com)

(Simone Bertolotti – s.bertolotti@lascalaw.com)

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