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Il transfer price: quando c’è elusione fiscale

Cass., 19 ottobre 2012, Sez. Trib. n. 17953

Massima: “Il transfer price può essere considerato operazione commerciale elusiva, con consecutivo recupero di imposta, solo nel caso in cui l’amministrazione finanziaria riesca a provare che il valore dei beni trasferiti all’estero non rientra nella norma.” (leggi la sentenza per esteso)

Per contrastare il fenomeno del c.d. transfer price – ritenuto di carattere elusivo dalla Cassazione (si veda Cass. n. 11226/2007; n. 22033/2006) – ovvero dell’artificiale aggiustamento del prezzo di scambio di beni e/o servizi (possibile tra società facenti capo ad un unico centro d’interessi e, quindi, in sostanza, ad un unico centro decisionale: ad es. società che direttamente o indirettamente controllano l’impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa) teso a spostare all’estero redditi prodotti nello Stato dell’impresa, l’art. 76, 5° comma del TUIR (ora art. 110, 7° comma) impone di considerare , ai fini del reddito, il criterio del c.d. “valore normale” del bene (ceduto o ricevuto) e/o del servizio (prestato o ricevuto), anziche’ quello ordinario, indipendentemente dal corrispettivo pattuito.

Secondo la sentenza della Cassazione n. 17953 del 19 ottobre 2012, questo criterio è l’unico criterio legale da adottare per la valutazione reddituale della particolare operazione economica, con assoluta rilevanza delle condizioni economiche pattuite e/o delle ragioni anche economiche che hanno portato ad applicare un valore piuttosto che un altro da parte dei contraenti.

Lo stesso comma 2° dell’art 76, peraltro,  prevede poi che si applichi l’art. 9 del TUIR per determinare il valore normale il quale afferma che “il prezzo o il corrispettivo mediamente praticato per i beni e servizi della stessa specie o similari, in condizione di libera concorrenza e al medesimo stadio di commercializzazione, nel tempo e nel luogo in cui i beni o i servizi sono stati acquistati o prestati e, in mancanza, nel tempo e nel luogo più prossimi” e che per la determinazione del valore normale si faccia riferimento 1) ai listini o tariffe del fornitore di beni o servizi o 2) ai listini delle camere di commercio ed alle tariffe professionali, tenendo conto degli sconti d’uso.

(Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com)

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