Diritto dell'Esecuzione Forzata

Il titolo esecutivo vantato nei confronti del soggetto soppresso è azionabile contro il successore ex lege

Cass. , Sentenza n. 1975, 29 gennaio 2014

La recente sentenza della Suprema Corte di Cassazione interviene ancora una volta per far luce nel campo delle esecuzioni immobiliari, volte alla tutela del credito.

Nella sentenza n. 1975 del 29 gennaio 2014 la Sezione III statuisce infatti che, qualora il creditore sia in possesso di un titolo esecutivo, relativo ad un credito vantato nei confronti di un soggetto successivamente soppresso, la stessa esecuzione può essere instaurata nei confronti del soggetto che risulta essere il legittimo successore ex lege.

Nel caso di specie, con sentenza del 21 dicembre 2007 il Tribunale di Torino rigettava l’opposizione proposta dalla Regione Piemonte al precetto intimatole da una società fornitrice di servizi in liquidazione e successivamente incorporata per fusione in altra società per azioni.

L’opposizione era stata proposta ai sensi dell’art. 615 c.p.c., in quanto l’opponente adduceva l’inesperibilità nei suoi confronti del titolo, lodo arbitrale reso esecutivo, ottenuto dalla opposta nei confronti della Gestione Liquidatoria della USL di Torino. La Regione era succeduta ex lege nei debiti delle USL e, pertanto, era assoggettata all’azione esecutiva.

Avverso la suddetta sentenza, la Regione Piemonte ha proposto ricorso per Cassazione, affidato a due motivi principali.

Il primo motivo adduceva la violazione degli artt. 474, 479 e 480 c.p.c..

La ricorrente sosteneva, infatti, che il titolo esecutivo era stato reso esclusivamente contro la Gestione Liquidatoria della ex USSL, unica legittimata passiva, per cui la Regione non poteva essere considerata sostituita a detta Gestione, in assenza di una pronuncia di accertamento.

Nel secondo motivo invece, veniva denunciata la violazione dell’art. 615 c.p.c., anche in relazione all’art. 112 c.p.c., richiedendo pertanto alla Suprema Corte di stabilire se, in relazione a dette disposizioni, il giudice dell’esecuzione investito della opposizione a precetto, dovesse limitarsi a valutare il diritto del creditore a procedere ad esecuzione forzata, nel rispetto dell’accertamento effettuato nel giudizio conclusosi con il titolo esecutivo azionato.

Secondo la Suprema Corte le due censure precisate, evidentemente connesse e quindi trattabili congiuntamente, oltre ad essere inammissibili poiché violano palesemente il disposto dell’art. 366 bis c.p.c., non essendo i prescritti quesiti di diritto formulati secondo il modello ampiamente definito dalla giurisprudenza di legittimità e risultando astratti; sono anche manifestamente infondate.

Infatti, come la Giurisprudenza di legittimità ha costantemente affermato, in seguito alla soppressione delle USL ad opera del D.Lgs. n. 502 del 1992, che ha istituito le AUSL e per effetto della L. n. 724 del 1994, art. 6, comma 1, e della L. n. 549 del 1995, art. 2, comma 14, che hanno individuato nelle Regioni i soggetti giuridici obbligati ad assumere a proprio carico i debiti degli organismi soppressi, mediante apposite gestioni a stralcio di pertinenza delle Regioni, anche dopo la trasformazione in gestioni liquidatorie affidate ai direttori generali delle nuove aziende, si è verificata una successione “ex lege” delle Regioni nei rapporti di debito e credito, già facenti capo alle vecchie USL, caratterizzata da una procedura di liquidazione.

Pacifica è quindi la conseguenza secondo la quale la legittimazione sostanziale e processuale, concernente i pregressi rapporti creditori e debitori delle soppresse USL, spetti alle Regioni.

Conseguentemente, come già confortato dalla Sentenza delle Sezioni Unite n.10135 del 2012, la legittimazione sostanziale e processuale concernente i rapporti creditori e debitori conseguenti alla soppressione delle USL spetta, in via concorrente con le gestioni liquidatorie, alle Regioni, in quanto una interpretazione costituzionalmente orientata della normativa regionale esclude l’ammissibilità di una attribuzione esclusiva della legittimazione processuale in capo alle gestioni liquidatorie.

La ratio alla base di tale ultima legittimazione, infatti, risponde soltanto a criteri amministrativo-contabili, intesi ad assicurare la distinzione delle passività già gravanti sugli enti soppressi rispetto alla corrente gestione economica degli enti successori.

Anche la recente Sentenza della medesima Sezione (Cass. Sez. 3, n. 14851 del 2013) aveva infatti già stabilito che il titolo emesso nei confronti della ASL, doveva essa messo in esecuzione nei confronti del successore.

In altri termini, una volta che il creditore abbia ottenuto un titolo esecutivo relativo ad un credito vantato nei confronti di un soggetto, successivamente soppresso, l’esecuzione ben può essere intrapresa nei confronti del soggetto che ne è successore ex lege.

Per tali motivi, il ricorso è stato rigettato con condanna della ricorrente al pagamento delle spese del giudizio di cassazione.

24 aprile 2014

(Antonio Peroni Ranchet – a.ranchet@lascalaw.com )

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