Crisi e procedure concorsuali

Il termine di un anno previsto dall’articolo 10 L.F. per la dichiarazione di fallimento non può decorrere dalla iscrizione di precedente dichiarazione di fallimento successivamente revocato

Cass., I Sez., 9 maggio 2014 

In data 09.05.2014 la Sez. I della Suprema Corte di Cassazione si è espressa chiarendo una possibile interpretazione del termine previsto dall’Art. 10 LF.

L’art. 10 L.F., rubricato “Fallimento dell’imprenditore che ha cessato l’esercizio dell’impresa”, così dispone: “Gli imprenditori individuali e collettivi possono essere dichiarati falliti entro un anno dalla cancellazione dal registro delle imprese, se l’insolvenza si è manifestata anteriormente alla medesima o entro l’anno successivo.
In caso di impresa individuale o di cancellazione di ufficio degli imprenditori collettivi, è fatta salva la facoltà per il creditore o per il pubblico ministero di dimostrare il momento dell’effettiva cessazione dell’attività da cui decorre il termine del primo comma.”

Nel caso di specie, il Tribunale di Salerno in data 10 giugno 2009 aveva dichiarato il fallimento di una ditta individuale e del suo titolare, dichiarazione poi annullata in data 17 giugno 2010 in sede di reclamo in quanto non era stata garantita la partecipazione del debitore alla fase prefallimentare. Conseguentemente gli atti era stati restituiti al Tribunale per la nuova convocazione del debitore.

Il Tribunale, sentito il debitore, aveva dunque riesaminato il fascicolo e, in data 4 febbraio 2011, dichiarato nuovamente il fallimento della ditta individuale e del suo titolare. Non pago della decisione assunta dal Tribunale, il titolare ha proposto nuovamente reclamo di fronte alla Corte d’Appello di Salerno, la quale, in data 12 settembre 2012, rigettava il reclamo proposto.

Infine, perseverando nelle sue convinzioni, il titolare della ditta individuale ha proposto ricorso alla Suprema Corte di Cassazione, avverso la sentenza pronunciata in secondo grado.

Il motivo addotto dal reclamante (prima)/ricorrente (poi), faceva riferimento al termine temporale di cui all’art. 10 L.F. In particolare, il titolare della ditta individuale sosteneva la necessaria applicazione del suddetto termine, in considerazione della richiesta di cancellazione della ditta individuale dal registro delle imprese (inoltrata dal titolare in data 7 aprile 2009), della cessazione effettiva dell’attività d’impresa e dell’iscrizione nel registro delle imprese della prima sentenza dichiarativa di fallimento.

Su tale questione, la Corte d’Appello aveva già statuito che: “ai fini del termine previsto dall’art. 10 l. fall. per la dichiarazione di fallimento non erano equiparabili alla cancelleria dal registro delle imprese né l’inoltro, in data 7 aprile 2009, della richiesta di cancellazione dal registro delle imprese artigiane, né la cessazione di fatto dell’attività di impresa, né l’iscrizione nel registro delle imprese della prima sentenza dichiarativa di fallimento.”.

A seguito del ricorso del titolare della ditta individuale, la Suprema Corte ha avuto modo di precisare che: “il termine stabilito nell’art. 10 l. fall. costituisce un limite oggettivo per la dichiarazione di fallimento e svolge non tanto la funzione di tutelare i creditori rispetto all’inatteso venire meno della qualifica di imprenditore commerciale nel loro debitore, quanto la funzione di garantire la certezza delle situazioni giuridiche e l’affidamento dei terzi (altrimenti esposti illimitatamente al pericolo di revocatorie), ponendo un preciso limite temporale alla possibilità di dichiarare il fallimento di chi non è più imprenditore.”, condannando così risolutivamente le pretese del soggetto e definitivamente rigettando il ricorso.

30 giugno 2014

(Manuel Deamici – m.deamici@lascalaw.com)

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