Diritto Processuale Civile

Il termine di costituzione dell’opponente a decreto ingiuntivo

– di Francesco Terrusi, in Giustizia Civile, n. 3/11, pag. 787

L’orientamento giurisprudenziale consolidato ormai dal 1955 secondo cui ove l’opponente avesse assegnato termini a comparire c.d. ordinari, si applicava il termine ordinario di costituzione di dieci giorni, è stato ribaltato dalla sentenza della Corte di Cassazione n. 19246/10, in un palese obiter dictum, affermando che nel giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, la riduzione alla metà del termine di costituzione dell’opponente, ai sensi dell’art. 645, 2° comma, c.p.c., è un effetto automatico conseguente al solo fatto che l’opposizione sia stata proposta, indipendentemente dall’assegnazione all’opposto di un termine a comparire inferiore a quello ordinario, e che si verifica, perciò, anche qualora l’opponente assegni un termine di comparizione pari o superiore a quello legale.
La sentenza in esame ha suscitato perplessità tra gli addetti ai lavori, soprattutto in merito alla concreta possibilità di dichiarare l’improcedibilità di tutti quei giudizi di opposizione già pendenti e nei quali l’opponente si era avvalso della facoltà di non dimezzare i termini di comparizione.
La risposta della prassi è stata univoca e si è basata su una regola non scritta di etica processuale secondo cui non si cambiano retroattivamente le regole del processo quando il processo è in corso.
Tra le argomentazioni a sostegno di tale presa di posizione, primario è stato il richiamo all’art. 111 Cost. in tema di predeterminazione delle regole processuali.
Altri ancora, hanno affermato che in caso di interventi delle Sezioni Unite che disciplinano forme e termini del processo, questi debbono cedere a fronte dei principi desumibili dall’istituto della rimessione in termini.
Non ultimo è stato il collegamento con l’istituto dell’errore scusabile del processo amministrativo applicabile non solo a impedimenti fattuali ma anche ad oggettive situazioni di incertezze causate anche dalla giurisprudenza.
Ad ogni modo, tutti hanno richiamato, esplicitamente o implicitamente, il principio di affidamento sul diritto vivente in base al quale una nuova interpretazione della norma che capovolga un precedente consolidato orientamento giurisprudenziale non può pregiudicare la parte che su quel principio aveva fatto affidamento.
La sentenza di cui si discute risolleva il problema, non nuovo, della tutela delle aspettative processuali delle parti, ovvero la necessità che anche nel nostro ordinamento, così come in quelli anglosassoni, venga accolta la teoria del prospective overruling, alla cui stregua la Corte afferma per il futuro la sopravvenuta inadeguatezza della tradizionale ratio decidendi, sancendo, tuttavia, un’eccezione al caso concreto, e dunque anche ai processi pendenti, applicando l’holding.

(Carmela Prencipe – c.prencipe@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Notifica PEC a buon fine, se segue alla lettera le normative

La notificazione con modalità telematica deve essere eseguita ricorrendo ad indirizzi PEC risultant...

Diritto Processuale Civile

PCT e deposito tempestivo...occhio alla consegna!

Nell'ambito del processo civile telematico, il deposito degli atti processuali mediante posta elettr...

Diritto Processuale Civile

Appello, la legittimazione che giustifica la nuova documentazione

È sempre consentita la produzione di nuove prove in appello, quando volte a dimostrare la legittima...

Diritto Processuale Civile