Crisi e procedure concorsuali

Il termine annuale per la risoluzione del concordato

Tribunale di Ravenna, 21 marzo 2014

Si segnala ai Lettori di Iusletter una recente sentenza del Tribunale di Ravenna sentenza del 21 marzo 2014 che affronta il delicato tema relativo alla decorrenza del termine annuale per proporre la domanda di risoluzione del concordato per inadempimento.

L’art. 186 l.f. al terzo comma stabilisce che: “Il ricorso per la risoluzione del concordato deve proporsi entro un anno dalla scadenza del termine fissato per l’ultimo adempimento previsto dal concordato”.

Sul punto è recentemente intervenuta la Suprema corte con sentenza n. 27666 del 20 dicembre 2011, precisando che “il termine annuale ex art. 137 l.f. (ma il ragionamento è perfettamente adattabile all’identica disposizione contenuta nell’art. 186 l.f.) deve intendersi come un termine decadenziale e perentorio, che decorre dall’esaurimento delle operazioni di liquidazione solo nel caso in cui non sia stata fissata nel concordato la data di scadenza dell’ultimo pagamento, costituente, appunto, il dies a quo della decorrenza del termine annuale”.

Nel caso affrontato dal Tribunale romagnolo risultava dalla proposta concordataria, così come definitavamente formulata e ripresa nello stesso decreto di omologazione, che l’esaurimento delle operazioni di pagamento ai creditori dovesse avvenire entro un preciso termine e cioè il 18 ottobre 2012.

Ne consegue che, essendo previsto un termine specifico per l’adempimento delle obbligazioni concordatarie e non un generico rinvio alla conclusione delle operazioni di liquidazione, risultava pienamente applicabile il principio di diritto dianzi riportato.

Inoltre, sempre la Suprema Corte con la decisione a Sezioni Unite del 16 luglio 2008, n. 19506, ha autorevolmente ritenuto che “eventuali provvedimenti attuativi o integrativi resi dal G.D. nella fase post omologa sono riconducibili al novero della giurisdizione esecutiva.

Tali provvedimenti, pertanto, possono assumere valenza esecutiva o il carattere di istruzioni agli organi della procedura, ma non possono spingersi a modificare i contenuti ed i termini della proposta concordataria approvata dai creditori ed omologata.

Ne deriva, pertanto, che un eventuale provvedimento del G.D. che autorizzi una dilazione di pagamento ad un terzo contraente della procedura concordataria non determina alcuno spostamento del termine di adempimento delle obbligazioni concordatarie stesse”.

Anche da questo punto di vista, dunque, si riconferma come il dies a quo del termine annuale per la proposizione della domanda di risoluzione ex art. 186 l.f., nel caso di specie, dovesse decorrere dalla scadenza dei due anni dopo l’omologa e, quindi, dal 18 ottobre 2012.

Alla luce della giurisprudenza di legittimità appena citata ed essendo stata proposta istanza di risoluzione del concordato quando ormai era spirato il termine annuale per il deposito della stessa (18 ottobre 2013 mentre la domanda è stata depositata in data 30 ottobre 2013), il Tribunale di Ravenna ha rigettato la domanda di risoluzione del concordato preventivo.

9 giugno 2014

(Francesco Lirangi – f.lirangi@lascalaw.com)

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