Conciliazione

Il tentativo obbligatorio di mediazione non si applica ai giudizi di divisione ex art. 599 c.p.c.

A, parte debitrice, sollevava eccezione di improcedibilità avverso il giudizio di divisione ex art. 599 c.p.c. promosso da B, Istituto Bancario e ciò ai sensi dell’art. 5 comma 1 d.lgs. 28 /2010 nella parte in cui prevede espressamente, quale condizione di procedibilità dell’azione intrapresa, l’esperimento del procedimento di mediazione civile in diverse materie, tra cui i giudizi di divisione.

Il Tribunale de quo, rigettava l’eccezione di improcedibilità sulla base della compiuta interpretazione dell’art. 5 cit, alla luce della ratio che presidia la riforma del 2010, coniugandola con la peculiarità del procedimento in questione.

Secondo il giudice de quo, infatti, l’architettura del sistema delineato dal dlg n. 28 del 2010 emerge dalla lettura complessiva ed armonica dell’intero art. 5 che, individuati nei primi due commi gli ambiti di applicazione del nuovo strumento conciliativo, nel successivo comma 4 ne regolamenta le specifiche eccezioni.

Occorre pertanto soffermarsi sulla lettera d) a mente della quale “i commi 1 e 2 non si applicano ai procedimenti di opposizione o incidentali di cognizione relativi all’esecuzione forzata”: i procedimenti di cognizione che si inseriscono incidentalmente nell’esecuzione forzata sono stati quindi esclusi per la loro stretta inerenza con l’esecuzione forzata.

Consentire, o peggio, imporre la dilazione nella fase processuale in cui la soddisfazione del singolo diritto è più prossima, significherebbe aprire la strada a manovre dilatorie da parte dei debitori esecutati.

La divisione disciplinata in sede esecutiva, l’inclusione o esclusione nel dettato dell’art. 5 d.lgs 28/2010 risiede, pertanto, nella possibilità di qualificare il relativo giudizio come “ incidente di cognizione” nell’ambito  del processo esecutivo.

Sul punto, si rilevava che condivisa in dottrina e giurisprudenza è l’attribuzione al giudizio divisorio incidentale della natura di procedimento di cognizione ordinario, pur inserendosi come una parentesi  all’interno del procedimento esecutivo.

Ciò chiarito, il Tribunale de quo concludeva che risponde ad una precisa scelta legislativa che i procedimenti incidentali di cognizione, tra i quali devono essere annoverati i giudizi di divisione endoesecutivi, siano sottratti alla nuova procedura in tema di mediazione civile.

La ragione della scelta del legislatore del 2010 deve essere rintracciata nel necessario bilanciamento tra la funzione deflattiva del nuovo strumento conciliativo e le contrapposte esigenze di celerità e concentrazioni tipiche di un processo quale è quello esecutivo, la cui principale funzione è la pronta e celere liquidazione delle ragioni dei creditori.

(Margherita Domenegotti – m.domenegotti@lascalaw.com)

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
I confini normativi della mediazione obbligatoria, questioni di ermeneutica

Il TAR per il Lazio ha accolto il ricorso del Coordinamento della Conciliazione Forense (associazion...

Conciliazione

Conciliazione

Cass., Sez. VI Civile, 2 settembre 2015, n. 17480 (leggi la sentenza) Si segnala ai lettori di Iu...

Conciliazione

Conciliazione

Tribunale di Firenze, sez. III Civile, sentenza 9 giugno 2015 (leggi la sentenza) L’odierno co...

Conciliazione