Diritto dell'Esecuzione Forzata

Il supermento del c.d. “tasso soglia” e le modalità di calcolo

Tribunale di Milano, Sez. III Civile, 22 maggio 2014, Giudice Dott.ssa Bisegna (leggi l’ordinanza per esteso)

L’ordinanza in commento è stata resa all’esito di un giudizio di opposizione all’esecuzione con il quale la parte opponente aveva eccepito, relativamente al mutuo fondiario stipulato con un Istituto di credito, il supermento del c.d. tasso soglia antiusura.

L’opposizione spiegata era fondata sul presupposto per il quale il superamento del tasso soglia doveva essere calcolato, alla luce del recente arresto della Corte di Cassazione con la sentenza n. 350/2013, contemplando complessivamente quanto pattuito a titolo di interessi corrispettivi e a titolo di interessi moratori.

In altre parole, parte opponente eccepiva che, alla luce della nota sentenza della Suprema Corte, per la determinazione del tasso applicato al contratto di mutuo dovesse essere effettuata la mera somma aritmetica del tasso pattuito a titolo di interessi corrispettivi e di quello contrattualmente previsto in caso di morosità, senza che avesse rilevanza l’effettiva applicazione di detti tassi.

Prima di procedere con la disamina del provvedimento in esame, giova richiamare brevemente ai lettori il principio di diritto affermato della sentenza Cass. Civ. n. 350/2013 con la quale i giudici di legittimità hanno inteso che anche la pattuizione relativa al saggio degli interessi moratori debba essere oggetto di valutazione in ordine al superamento del tasso soglia confermando che “ si intendono usurari gli interessi che superano il limite stabilito dalla legge nel momento in cui sono promessi o convenuti, a qualunque titolo, quindi anche a titolo di interessi moratori”.

Il principio affermato dalla Suprema Corte, ad avviso del Tribunale di Milano, si presta ad una differente interpretazione decisamente contraria alla tesi del “mero cumulo” sostenuta dall’opponente. Invero, afferma il Tribunale, il principio della necessità del cumulo tra interessi corrispettivi e moratori non può essere condiviso “in relazione alla diversità ontologica e funzionale delle due categorie di interessi”.

Non può quindi essere condivisibile la tesi secondo la quale per stabilire il tasso applicato ad un contratto di mutuo debbano essere sommati tout court tutti i tassi di interesse ivi stabiliti.

Come è noto, infatti, il tasso di mora ha una funzione autonoma (solo eventuale) ed è previsto quale penalità per il ritardato o mancato adempimento delle obbligazioni assunte con il contratto di mutuo; dunque, del tutto diversa dalla funzione di remunerazione propria degli interessi corrispettivi.

In conclusione, è opportuno dunque segnalare come l’interpretazione data dal Tribunale di Milano abbia chiarito i confini della sentenza della Corte di Cassazione Civ. n. 350/2013, affermando che le due tipologie di tassi di interessi debbano ritenersi alternativi e non cumulabili; intervenendo, all’evidenza, in “momenti contrattuali” del tutto diversi.

3 giugno 2014

(Vincenzo Cappelli – v.cappelli@lascalaw.com)

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