Successioni

Il sorteggio nell’assegnazione di quote nella divisione è criterio ordinario ma non tassativo

Cass., 30 agosto 2012, Sez. II, n. 14713

Massima:In caso di scioglimento della comunione, a fronte della non contestazione della valutazione della consistenza delle quote, deve farsi riferimento al sorteggio quale criterio ordinario per garantire il più possibile l’imparzialità in sede di attribuzione delle porzioni ai singoli condividenti, specie laddove ricorre il presupposto di un accordo delle parti in ordine alla sorte sul progetto divisionale.” (leggi la sentenza per esteso)

La Suprema Corte con la sentenza sopra massimata si è occupata della divisione ereditaria ed in particolare del criterio di assegnazione delle relative quote, previsto dall’art. 729 c.c. che, in virtù del rinvio recettizio ex art. 1116 c.c., si applica anche allo scioglimento della comunione non ereditaria.

Secondo tale norma  “L’assegnazione delle porzioni eguali è fatta mediante estrazione a sorte. Per le porzioni diseguali si procede mediante attribuzione. Tuttavia, rispetto a beni costituenti frazioni eguali di quote diseguali, si può procedere per estrazione a sorte.”.

La Corte di Cassazione nella fattispecie posta al suo vaglio, riguardante una controversia tra germani in merito alla divisione di beni ereditari, ha deciso per l’annullamento della sentenza di appello per mancanza di interesse ad impugnare della parte appellante, sul presupposto che nel giudizio di merito “entrambe le parti avevano chiesto che i beni relitti del de cuius fossero da attribuire mediante sorteggio, a norma della art. 729 c.c.”.

Nel cassare la predetta sentenza la Suprema Corte ha affermato il principio per cui “…a fronte della non contestazione della valutazione della consistenza delle quote, deve farsi riferimento al sorteggio quale criterio ordinario (sottolineatura n.d.r.) per garantire il più possibile l’imparzialità in sede di attribuzione delle porzioni ai singoli condividenti…”.

Letto così tale principio, o letta solamente la sopra indicata massima, decontestualizzati entrambi dalla relativa ed integrale sentenza, sembrerebbero quasi affermare una certa assolutezza del criterio del sorteggio in ipotesi di quote uguali oggetto di una divisione ereditaria.

In realtà, le cose non stanno proprio così.

Il suddetto principio è stato affermato dalla Cassazione, nella sentenza in commento, solo dopo aver prima giustamente ricordato e citato la giurisprudenza della medesima Corte sul punto, affermando testualmente che “…in ipotesi di quote uguali, il metodo di assegnazione per sorteggio sancito dall’art. 729 c.c., pur non potendosi ritenere tassativo, costituisce certamente l’opzione normale che può essere disattesa solo in presenza di valide ragioni,  delle quali il giudice deve dare puntualmente conto (sottolineature n.d.r.) (cfr. Cass. 9 dicembre 1995 n. 12630; Cass. 22 agosto 2003 n. 12333).”

La sentenza citata pertanto conferma in realtà che la procedura prevista dall’art. 729 c.c., in merito al sorteggio in ipotesi di quote uguali, non è per niente assoluta ed inderogabile, ma può essere benissimo derogata dal giudice, allorquando questi dovesse ravvisare, nella fattispecie sottoposta al suo giudizio, delle ragioni meritevoli di accoglimento, dandone poi conto adeguatamente in motivazione.

Tale indirizzo giurisprudenziale ha trovato accoglimento anche nella giurisprudenza di merito come testimonia una recente sentenza della Corte di Appello di Roma (App. Roma Sez. III, 11 maggio 2010) secondo la quale “…in adesione ai principi più volte affermati dalla Suprema Corte in consimili fattispecie (oltre alle sentenze già richiamate dal Tribunale è utile il riferimento a Cass. sez. II, 28/04/2005, n. 8833, nonché, da ultimo, a Cass., sez. II, 18/01/2007, n. 1091: “in tema di divisione ereditaria, il criterio dell’estrazione a sorte previsto dall’art. 729 c.c., nel caso di uguaglianza di quote a garanzia della trasparenza delle operazioni divisionali contro ogni possibile favoritismo – applicabile anche nell’ipotesi di divisione dei beni comuni, in virtù del rinvio recettizio di cui all’art. 1116 c.c.non ha carattere assoluto, ma soltanto tendenziale, ed è pertanto derogabile in base a vantazioni prettamente discrezionali, che possono attenere non soltanto a ragioni oggettive legate alla condizione funzionale ed economica dei beni, quale risulterebbe dall’applicazione della regola del sorteggio, ma anche a fattori soggettivi di apprezzabile e comprovata opportunità (sottolineature n.d.r.), la cui valutazione è sindacabile in sede di legittimità soltanto sotto il profilo del vizio di motivazione” (nella specie la Cassazione aveva ritenuto legittima l’attribuzione dell’unità immobiliare a favore dei condividenti che vi avevano abitato per molti anni e avevano effettuato cospicui miglioramenti che – in quanto destinati a soddisfare le loro specifiche esigenze – sarebbero risultati inutili e privi di qualsiasi valore economico in caso di attribuzione agli altri condividenti)”.

Quanto sopra detto ovviamente, come si è ricordato, vale in caso di quote dei condividenti “uguali”, mentre nel caso di diseguaglianza delle stesse, il giudice, sempre secondo quanto previsto dal predetto art. 729 c.c., procede con la loro diretta attribuzione.

Tale ultimo caso, ovvero ipotesi di porzioni diseguali, ricorre anche quando vi sia una quota pari alla somma di singole quote, con la necessità di procedere, in tale fattispecie, con il sistema dell’attribuzione anziché con quello del sorteggio, secondo quanto insegna la Suprema Corte che afferma: “Nel caso di divisione di una comunione con parità di quote, qualora alcuni dei condividenti vogliano mantenere la comunione con riferimento alle quote loro spettanti, ottenendo la assegnazione congiunta di una quota pari alla somma di quelle singole, deve ritenersi sussistere – ai fini dell’art. 729 c.c. – una ipotesi di porzioni diseguali, con conseguente impossibilità di procedere alla assegnazione delle quote stesse mediante sorteggio e la necessità, quindi, di procedere alla attribuzione delle stesse (sottolineature n.d.r.) da parte del giudice.” (Cass. Civ. Sez. II, 04-12-2007, n. 25280).

(Fabio Carrozzo – f.carrozzo@lascalaw.com)

 

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