Contratti Bancari

Il servizio di “home banking” e la responsabilità della banca

Trib. Asti, 3 settembre 2012, n. 472 (leggi la sentenza per esteso)

Nell’ambito del diritto bancario, e segnatamente nella fruizione – ormai di uso comune – del servizio c.d. di “home banking”, si segnala un’interessante recente sentenza di merito promanata dal Tribunale di Asti (n. 472/2012) in funzione di giudice d’Appello.

La sentenza in discorso – che conferma la pronuncia del Giudice di Pace competente – traccia un interessante spartiacque tra quello che è (o dovrebbe essere) l’obbligo, da parte del cliente, alla custodia delle credenziali di accesso al servizio erogato dalla Banca e, dall’altro lato, il grado di protezione che lo stesso istituto di credito è tenuto a garantire al correntista affinchè terzi soggetti non abbiano a introdursi indebitamente nelle transazioni on line di stretta pertinenza del titolare del conto corrente.

In buona sostanza: fin dove deve spingersi la prudenza del cliente ad accedere al servizio on line e sino a che punto la Banca deve garantire (e a quale livello) la sicurezza del proprio portale istituzionale in rete?

La pronuncia in parola statuisce infatti che, nell’ambito del servizio di home banking, il rispetto da parte del cliente delle norme di sicurezza sulla custodia delle credenziali per accedere al servizio è condizione necessaria ma non sufficiente per escludere la possibilità di intrusioni indebite da parte di terzi, intrusioni che possono essere causate da un insufficiente grado di protezione del servizio offerto dalla Banca, a prescindere da comportamenti negligenti del cliente.

E’ infatti noto che, come nel caso di specie, ai fini della valutazione della correttezza del comportamento e della responsabilità contrattuale dell’istituto di credito, non può essere omessa la verifica dell’adozione, da parte della Banca, delle misure idonee a garantire la sicurezza del servizio de quo, atteso che la diligenza a carico del professionista (qui, senz’altro, “qualificato”) ha natura tecnica e deve essere valutata tenendo conto dei rischi tipici (: phishing; clonazione di dati) della sfera professionale di riferimento ed assumendo quindi come parametro la figura dell’accorto banchiere.

Sulla scorta di quanto sopra argomentato, il Tribunale ha ritenuto che la Banca debba essere condannata alla rifusione delle somme sottratte al cliente in seguito ad una illecita intrusione nel servizio qualora non dimostri che il cliente abbia violato le norme di custodia delle credenziali di accesso e non offra, di contro, essa stessa idonea prova di aver adottato adeguati accorgimenti tecnici volti a tutelare la sicurezza del correntista o particolari cautele – doverose – in presenza di un ordine di bonifico con caratteristiche insolite rispetto all’ordinaria operatività del cliente.

(Giangiacomo Ciceri  – g.ciceri@lascalaw.com)

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