Diritto dell'Esecuzione Forzata

Il ruolo del Giudice dell’Esecuzione nel procedimento esattoriale

– di G. Bernabò Distefano, in Rivista dell’Esecuzione Forzata, n. 1/11

L’articolo in parola, partendo dal DPR n. 602 del 1973 che racchiude la disciplina relativa all’esecuzione esattoriale, si sofferma sulle innovazioni introdotte in materia dal D.Lg. n. 46/1999.

Partendo dall’assunto per cui quello esattoriale è un procedimento speciale, improntato all’esigenza di una realizzazione celere del credito, grazie alla citata riforma il ruolo del Giudice dell’Esecuzione è divenuto maggiormente incisivo, essendogli stata riconosciuta la possibilità di svolgere un maggiore controllo, in primis sulla regolarità del procedimento.

Gli articoli fondamentali che consentono l’intervento del Giudice dell’Esecuzione sono gli artt. 57 e 58 DPR 602/1973.

Il primo (“Non sono ammesse le opposizioni regolate dall’art. 615 cpc, fatta eccezione per quelle concernenti la pignorabilità dei beni; le opposizioni regolate dall’art. 617 cpc relative alla regolarità formale e alla notificazione del titolo esecutivo”), si apre con una negazione prevedendo poi, in via di eccezione, le ipotesi di opposizione che possono essere effettivamente portate alla sua attenzione, in relazione a cui si dovrà distinguere tra esecuzione promossa per la riscossione delle entrate tributarie (art. 2 D.Lg. n. 546/1992), ovvero per le altre tipologie di crediti.

Il suo ruolo si estende poi, grazie all’art. 58, anche all’opposizione di terzo all’esecuzione, ma le limitazioni scaturenti da tale norma sono più marcate di quelle di cui all’art. 619 c.p.c.

Innanzitutto l’opposizione di terzo deve essere proposta prima della data fissata per il primo incanto ed il terzo, semmai, potrà esperire opposizione tardiva ex art. 620 cpc.

In secondo luogo, non potrà essere proposta quando i mobili pignorati presso l’abitazione o l’azienda del debitore abbiano formato oggetto di una precedente vendita nell’ambito di una procedura di espropriazione forzata esperita dal concessionario.

Ed infine, qualora si tratti di beni mobili che si trovano presso l’abitazione o l’azienda del debitore e venga asserito che siano di proprietà del coniuge, potrà essere data prova dell’appartenenza di tali beni in capo a questi solo a mezzo di atto pubblico o scrittura privata autenticata di data certa anteriore alla consegna della cartella esattoriale.

Tutto quanto descritto, pertanto, se da un lato comporta l’attenuazione del carattere di specialità della procedura esattoriale, tale da far propendere per il riconoscimento della sua natura mista, amministrativa e giurisdizionale insieme, dall’altro mette in luce che il suo elemento precipuo resta pur sempre l’autotutela della pubblica amministrazione.

(Giuliana Bano – g.bano@lascalaw.com)
 

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