Il rilascio di garanzie è sempre considerabile un’operazione distrattiva?

L’atto distrattivo compiuto dall’amministratore della società poi fallita può avere rilevanza penale solo nel caso in cui da questo non derivino, in favore della società, benefici idonei a compensare efficacemente gli immediati effetti negativi dell’operazione compiuta.

La Suprema Corte ha parzialmente accolto il ricorso presentato dall’amministratore di una società fallita, il quale è stato condannato, dal Tribunale di Cuneo prima nonché dalla Corte d’Appello di Torino poi, per il reato di bancarotta fraudolenta distrattiva, rinviando ad altra sezione della medesima Corte di merito per una rideterminazione della misura della pena in senso più favorevole all’imputato.

In particolare, la Corte di merito ha evidenziato come la società avesse dato mandato ad un serie di banche nazionali di rilasciare fideiussioni in favore di banche statunitensi, a garanzia delle linee di credito concesse da queste ultime alla società.

Successivamente, le banche italiane, una volta escusse le fideiussioni, hanno chiesto il pagamento di quanto corrisposto e, secondo i Giudici di merito, tale operazione – “priva di giustificazione ed estranea all’oggetto sociale” oltre che “caratterizzata da palese antieconomicità” – ha dato vita ad un ulteriore trasferimento di risorse della società in danno ai creditori.

Tuttavia, la Suprema Corte ha cassato le motivazioni dei Giudici di merito sul punto, in quanto: “affermazioni estremamente generiche, che, in realtà integrano gli estremi della cd. motivazione apparente, non avendo (…) specificatamente indicato le ragioni per cui la concessione delle fideiussioni in questione debba considerarsi estranea all’oggetto sociale della società controllante (fallita) e priva di una valida ragione economica”.

Da ciò ne consegue che la sentenza impugnata è risultata priva di effettiva motivazione con riferimento agli elementi strutturali del reato di bancarotta fraudolenta distrattiva, reato che può certamente essere integrato da qualsiasi tipo di operazione economica (quindi, in ipotesi, anche dalla prestazione di una garanzia fideiussoria), purché si tratti di un’operazione che, esulando dagli scopi dell’impresa, abbia determinato, senza alcun utile per il patrimonio sociale, un effettivo depauperamento di questo in danno ai creditori.

In conclusione, la Cassazione ha sancito che, ove si accerti che l’atto compiuto dall’amministratore non risponda all’interesse della società ed abbia determinato un danno al patrimonio sociale, è onere dello stesso amministratore dimostrare l’esistenza di una realtà di gruppo o di un collegamento di società, alla cui luce quell’atto assuma un significato diverso. Nello specifico, i benefici indiretti della società fallita devono risultare non solo effettivamente connessi ad un vantaggio complessivo del gruppo o della società collegata, ma altresì idonei a compensare efficacemente gli effetti immediati negativi dell’operazione compiuta, di modo che, nella ragionevole previsione dell’agente, il predetto vantaggio non sia capace di incidere sulle ragioni dei creditori della società.

Cass., V Sez. Pen., 23 marzo 2016, n. 12399 

Luciana Cipollal.cipolla@lascalaw.com

Fabrizio Manganiellof.manganiello@lascalaw.com

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