Diritto Processuale Civile

Il riempimento della scheda contrattuale in difformità della pattuizione tra le parti: proposizione di querela di falso e profili di nullità

Trib. Mantova, 22 maggio 2013 (leggi la sentenza per esteso)

Il Tribunale Ordinario di Mantova, con sentenza resa il 22 maggio, ha abbracciato il principio già espresso dalla Terza Sezione della Corte di Cassazione con la pronuncia n. 25445/2010 e, prima n. 7975/2000, per cui “la querela di falso di un documento può essere proposta se si sostenga che alcun accordo per il riempimento sia stato raggiunto dalle parti, e non invece quando venga contestato un abusivo riempimento di parte della scheda contrattuale, in difformità da quanto oralmente pattuito”.

Andando più a fondo, il caso riguarda le doglianze di parte attrice, la quale contestava la condotta tenuta dai convenuti, responsabili di aver abusivamente compilato la scheda contrattuale con dati non oggetto di alcuna esplicitata previsione; costoro, peraltro, si erano visti indirizzare apposita querela di falso.

I Giudici di Mantova, in ossequio al precetto su esposto, non solo hanno ritenuto di rigettare la querela di falso avanzata dagli attori, ma anche dichiaratone la nullità.

I motivi posti alla base della pronuncia si ricavano dalla lettura di svariate sentenze della Suprema Corte, la quale ha esaminato la questione in molteplici occasioni (cfr. ex plur. Cass. nn. 16007/2003; 308/2002; 14091/2000). Costituisce, infatti, principio pacifico quello secondo il quale il riempimento, in tutto o in parte, di foglio firmato in bianco in modo non conforme ai patti non è soggetto al regime della querela di falso al quale, al contrario, è sottoposto il riempimento non autorizzato dal sottoscrittore. La querela, invero, è un rimedio diretto ad eliminare la fede privilegiata della quale la scrittura privata con sottoscrizione autentica e riconosciuta beneficia ai sensi dell’art. 2702 c.c., e cioè la provenienza della dichiarazione da chi l’ha sottoscritta; al contrario, il riempimento contra pacta della scrittura firmata in bianco, non concretizza una ipotesi nella quale possa negarsi la provenienza della dichiarazione dal sottoscrittore, ma un’ipotesi di non corrispondenza fra ciò che risulta dichiarato e ciò che era stato concordato di dichiarare. Da non dimenticare, peraltro, la disposizione di cui all’art. 221, c. 2, c.c., secondo cui l’atto a mezzo del quale viene proposta la querela di falso dovrà contenere l’indicazione degli elementi e delle prove atte a dimostrarne la falsità, pena la nullità insanabile e, di conseguenza, l’inammissibilità della denuncia.

Nel caso sottoposto all’attenzione dei giudici di Mantova, invece parte attrice non ha indicato in relazione alla scheda contrattuale contestata alcun elemento rivelatore della falsità, non evidente neppure ictu oculi; circostanza, questa, determinante per i magistrati, che hanno così respinto le doglianze attoree.

(Giuliana Bano – g.bano@lascalaw.com)

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