Diritto Processuale Civile

Il ricorso ex art. 700 c.p.c.: la tutelabilità dei diritti patrimoniali

Con ordinanza resa in data 24.08.2014, il Tribunale di Novara si è espresso sulla tutelabilità dei  dritti a contenuto patrimoniale attraverso il rimedio cautelare d’urgenza.

La pronuncia prende le mosse da un contratto di cessione del quinto della pensione sottoscritto nel 2009 dal ricorrente, il quale affermava di essere stato vittima di una truffa perpetrata ai suoi danni dall’agente in attività finanziaria.

In particolare, il ricorrente deduceva il riempimento contra pacta del regolamento negoziale in punto di condizioni economiche – circostanza nella quale identifica il fumus boni iuris – nonché la precarietà della propria situazione economica, avendo quale unico reddito quello pensionistico e dovendo provvedere alle spese mediche per far fronte alle gravi condizioni di salute della moglie.

Secondo la ricostruzione di controparte, la predetta situazione di fatto era sufficiente ad integrare il requisito del  perculum in mora, necessario all’ottenimento dell’invocata tutela.

In tale contesto la disanima dell’Organo Giudicante muove le premesse dal citato presupposto, snodandosi attraverso il panorama giurisprudenziale esistente sul punto ed arrivando ad individuare le condizioni in presenza delle quali è possibile invocare la tutela cautelare a presidio di diritti a contenuto patrimoniale.

Il Giudice ricorda che: “secondo la giurisprudenza di merito, infatti, l’irreparabilità del pregiudizio – sottesa alla concessione della cautela ex art. 700 c.p.c. – può concretamente configurarsi laddove sia in discussione la lesione di posizioni aventi carattere assoluto e dotate di rilievo e protezione a livello primario o costituzionale, principalmente attinenti alla sfera personale, la cui tutela richieda l’immediatezza dell’intervento e per i quali la restituito in integrum risulta complessa o inattuabile e pressante è, invece, l’esigenza di soluzioni di tutela preventiva ed a contenuto inibitorio; il pregiudizio irreparabile, invece, non sussiste laddove siano in discussione aspetti di carattere prettamente economico, rispetto ai quali la necessità dell’intervento immediato non può ravvisarsi con esclusivo riferimento a tali profili, dovendo ulteriormente allegare e dimostrare l’entità del pregiudizio e le ragioni che ne fanno paventare l’effettività irreparabilità (Trib. Modena sez I 09.07.2003; Trib. Nola sez. II 09.10.2008; Trib. Udine 07.04.2015)”.

Utile, inoltre, il focus operato dall’intestato Tribunale sugli orientamenti giurisprudenziali più recenti: “la tutela atipica può essere invocata anche per i diritti a contenuto patrimoniale, a  finzione non meramente patrimoniale, in quanto volti a garantire al titolare il soddisfacimento dei bisogni primari di rilevanza costituzionale, ovvero per diritti a contenuto e funzione esclusivamente patrimoniale e, quindi, per diritti di credito e per rapporti meramente obbligatori”.

Tuttavia, precisa l’Organo Giudicante, “in tale ultima ipotesi, al fine di non snaturare i caratteri propri del rimedio cautelare d’urgenza, il requisito del periculum in mora va apprezzato con particolare rigore, avendo riguardo alla qualità ed alla posizione del titolare del diritto minacciato ed alla natura e portata dei beni e degli interessi strumentalmente connessi con quello azionato con ricorso d’urgenza”.

Infatti, “allorquando il pregiudizio paventato con il ricorso ex art. 700 cpc concerna i diritti di credito, si ritiene possa sussistere la irreparabilità solo se vi sia un notevole scarto tra il beneficio fruibile mediante l’immediato soddisfacimento ed i risultati conseguibili attraverso i rimedi ordinari, in ragione della peculiare situazione, anche economica, della parte, dell’entità del credito o dell’attività svolta dall’istante”.

Ciò posto, ritornando al caso portato all’attenzione del Tribunale, il Giudice ha negato la sussistenza dell’irreparabilità del pregiudizio, “ben potendo [ndr il ricorrente] essere ristorato in caso di accoglimento dell’azione di nullità del contratto”.

Continuando in tale direzione, “nemmeno può dirsi sussistente il rischio di irripetibilità delle somme versate”, in quanto la società finanziaria che ha erogato l’importo di cui al contratto in oggetto “risulta attiva e operante e non vi sono motivi fondati per escluderne la solidità patrimoniale”.

Pertanto, “l’insussistenza del periculum in mora consente di ritenere assorbita ogni valutazione in punto di fumus boni iuris”.

21 settembre 2015

Pamela Balducci – p.balducci@lascalaw.com

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