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Il diritto di recesso nelle spa in caso di modifica dei diritti di partecipazione o di diritti di voto

Tribunale di Milano, 31 luglio 2015, n. 9189 (leggi la sentenza)

Il Tribunale di Milano è intervenuto, tra le altre cose, sulla questione del diritto di recesso nei casi di cui all’art. 2437, 1° comma, lett. g), ai sensi del quale “hanno diritto id recedere, per tutte o parte delle loro azioni, i soci che non hanno concorso alle deliberazioni riguardanti: ….g) le modificazioni dello statuto concernenti i diritti di voto o di partecipazione”.

In particolare, il Tribunale ha fornito un’interpretazione di quali siano le modifiche concernenti i “diritti di voto o di partecipazione” che legittimerebbero il recesso di un socio di spa, intervenendo in un giudizio avente ad oggetto l’impugnazione di una delibera assembleare che aveva modificato lo statuto sociale eliminando la procedura del voto di lista per la nomina dei membri del cda.

Secondo il Tribunale – premesso che secondo la nuova formulazione dell’art. 2437 introdotta con la riforma del 2003 il recesso non pare più qualificabile come eccezionale ma, al contrario, viene a rappresentare “lo strumento più efficace di tutela per il socio” così da riportare un maggior equilibrio tra maggioranza e minoranza – è indubbio che la norma nel riferirsi ai “diritti di partecipazione” o ai “diritti di voto”, intenda rivolgersi ad un ampio nomen juris che includa entrambe le categorie dei “diritti patrimoniali” e dei “diritti amministrativi”.

Pertanto, le modificazioni statutarie concernenti i diritti di partecipazione dei soci vanno individuate non solo nelle modificazione statutarie incidenti sui diritti di partecipazione patrimoniale, ma anche in quelle incidenti sui diritti di partecipazione amministrativa tra cui il diritto del socio di presentazione di lista per la nomina dell’organo amministrativo.

Essa infatti, non è una “mera modalità di regolamentazione della procedura di voto rilevante solo sul piano organizzativo” ma una “facoltà, riconosciuta statutariamente ad ogni socio, di concorrere alla nomina dell’organo gestorio secondo uno schema estraneo alla regola di maggioranza e, dunque, di <partecipare> -più incisivamente rispetto alla regola di base- ad una delle scelte organizzative vitali per l’ente”.

23 settembre 2015

Maria Giulia Furlanetto – m.furlanetto@lascalaw.com

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