Diritto Processuale Civile

Il procedimento di mediazione e la recente pronuncia del Tribunale di Chieti n. 429/2015

Si vuole porre all’attenzione dei lettori di Iusletter la sentenza del Tribunale di Chieti N. 492/2015 con cui il  Tribunale si è soffermato sull’analisi del procedimento di mediazione nelle cause di opposizione a decreto ingiuntivo.

La fattispecie che ci occupa attiene un giudizio di opposizione a decreto in cui l’opposto ha eccepito l’improcedibilità dell’opposizione per omesso esperimento del tentativo di mediazione da parte dei garanti nonchè per la mancata comparizione personale delle parti innanzi al mediatore. Il Giudice in primo luogo si è occupato di valutare quale fosse la parte interessata all’esperimento della mediazione. Sul punto si rileva che gli artt. 4 e 5 del D.Lgs. 28/2010 prescrivono che l’istituto della mediazione obbligatoria non si applica nei procedimenti di ingiunzione, inclusa l’opposizione, fino alla pronuncia sulle istanze di concessione e sospensione della provvisoria esecuzione” . La ratio di tale disciplina è da ricercarsi nella peculiare rapidità del procedimento monitorio: l’esperimento del tentativo di mediazione sarebbe, infatti,in contrasto con questa caratteristica. Il citato articolo 5, al comma 2, prevede che il mancato esperimento della mediazione delegata dal giudice comporta “l’improcedibilità della domanda giudiziale”. Occorre ora comprendere quale parte abbia interesse ad evitare la declaratoria di improcedibilità.

Con riferimento al giudizio di opposizione a decreto la questione è controversa. Secondo consolidata giurisprudenza, in caso di omessa mediazione, si verificherebbe l’improcedibilità dell’opposizione ed il conseguente passaggio in giudicato del decreto ingiuntivo opposto. Tale tesi risulta conforme ai principi generali in tema di inattività delle parti: la mancata attivazione del procedimento di mediazione altro non sarebbe se non una forma qualificata di inattività delle parti, per avere le stesse omesso di dare esecuzione all’ordine del giudice con conseguente estinzione del procedimento. Si precisa che secondo quanto previsto dall’art. 653, comma 1, in caso di estinzione del giudizio di opposizione, il decreto che non ne sia giù munito, acquista efficacia esecutiva. Il decreto opposto diviene quindi definitivo ed acquista l’incontrovertibilità tipica del giudicato (Cass. Civ. 4292/2004; n. 849/00): risulteranno quindi coperte dal giudicato implicito  tutte le questioni costituenti antecedente logico necessario della decisione monitoria.

Alla luce dei principi sopra esposti, la parte interessata ad esperire il tentativo di mediazione sarà quindi la parte opponente interessata alla revoca e/o modifica del decreto opposto.  Si precisa però, che il tentativo di mediazione si intende esperito qualsiasi sia la parte che ha presentato l’istanza.

Altra questione analizzata nella pronuncia de quo è quella relativa a quando il tentativo di mediazione deve intendersi esperito.

Secondo quanto previsto dall’art. 5, 2 comma, la condizione di procedibilità sarebbe soddisfatta anche se l’incontro dinnanzi al mediatore si conclude senza l’accordo. Esperire il tentativo di mediazione, significa semplicemente e solo presentare la domanda di mediazione: l’art. 5 del d.lg. 28 del 2010 stabilisce infatti che “il giudice assegna un termine per la presentazione della domanda di mediazione” non per la comparizione davanti al mediatore.

Il Tribunale di Chieti si è poi spinto oltre  a tale assunto affermando che  l’esito negativo può essere costituito non solo dal mancato accordo tra le parti, ma anche dal c.d. verbale negativo di regola redatto in caso di mancata comparizione di una o entrambe le parti. Unica conseguenza sarà che il giudice , ai sensi dell’art. 8, comma 5, del d. lg. 28/2010 potrà tenere conto della mancata partecipazione al procedimento di mediazione  nel giudizio e art. 116 c.p.c.

La soluzione fin qui prospettata risulta anche conforme al diritto comunitario . La direttiva 2008/52/Ce  considera infatti la mediazione come un procedimento di volontaria giurisdizione nel senso che “le parti gestiscono esse stesse il procedimento e possono organizzarlo come desiderano e porvi fine in qualsiasi momento”.

19 ottobre 2015

Valentina Vitali – v.vitali@lascalaw.com

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