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Il principio della neutralità nell’ambito della scissione non proporzionale

Tribunale Milano, 12 marzo 2014, n. 3462 (leggi la sentenza per esteso)

Il concetto di “non proporzionalità” cui fa riferimento l’articolo 2506-bis, comma 4, Cod. Civ., deve essere inteso nel senso che l’operazione di scissione può anche essere progettata e attuata secondo criteri di distribuzione delle partecipazioni – all’esito della scissione – non proporzionali rispetto a quelle detenute ante scissione.

Questa opportunità, tuttavia, non può mai tradursi nella possibilità di consentire ad uno o più soci, di detenere – a conclusione di un’operazione di scissione – quote della beneficiaria di valore maggiore rispetto a quelle possedute nella scissa, a discapito degli altri soci assegnatari di partecipazioni di valore inferiore.

In questi termini si è espresso il Tribunale di Milano, il quale, infatti, nella sentenza del 12 marzo scorso precisa, tra l’altro, che la non proporzionalità di una scissione “non può alterare quello che è un principio fondamentale dell’intero procedimento di scissione, ovvero la neutralità, sotto il profilo economico, dello scambio di partecipazioni in capo ai soci della scissa”.

In particolare, nel caso affrontato dal Tribunale meneghino, l’operazione di scissione – ideata, per l’appunto, nella forma non proporzionale – prevedeva la creazione di due newco, a ciascuna delle quali avrebbe dovuto essere attribuita una quota pari al 50% del patrimonio netto della società scissa.

Al fine “di garantire i rispettivi netti trasferiti”, il relativo progetto di scissione, tra l’altro, prevedeva un meccanismo di conguaglio destinato ad operare nel caso in cui, tra la data di riferimento considerata per la redazione del progetto di scissione e quella di efficacia della scissione medesima, si fossero verificate “eventuali variazioni delle componenti patrimoniali da trasferire, dovute alle normali dinamiche aziendali”.

Inoltre, i due gruppi di soci interessati dall’operazione, a latere della scissione, sottoscrivevano un accordo avente ad oggetto, inter alia, un conguaglio provvisorio, al fine di “assicurare l’equilibrata ripartizione dei valori connessi all’operazione di scissione”. 

Ciononostante, ad avviso della società attrice (condiviso dal giudice di merito), il trattamento paritario non veniva in concreto rispettato, posto che la mancata considerazione della differenza estimativa in sede di riparto dei debiti verso le banche per prestito d’uso d’oro puro, avrebbe determinato uno squilibrio nella ripartizione del patrimonio della società scissa.

Sul punto, l’attrice precisava che la restituzione dell’oro da parte delle due newco, ciascuna alla rispettiva banca di riferimento, avrebbe generato in capo alla prima una minusvalenza latente maggiore rispetto a quella generatasi in capo alla seconda. Infatti, benché le due società avessero un debito per prestito d’uso relativo alla stessa quantità d’oro (23 kg), i valori di carico applicati dalle due banche creditrici erano diversi, con la conseguenza, dunque, che il valore contabile al grammo di un prestito era molto più alto dell’altro.

Pertanto, conclude il Tribunale di Milano, non risultando nel caso di specie rispettato il principio chiave della neutralità nell’ambito della scissione non proporzionale, il fatto lesivo lamentato dalla società attrice deve ritenersi fondato, a nulla quindi rilevando l’eccezione sollevata da parte convenuta relativamente al fatto che la minusvalenza latente associata a ciascuno dei debiti relativi al prestito d’oro sarebbe legata al momento in cui vengono effettivamente estinti i rispettivi debiti e alle relative modalità.

14 maggio 2014

(Giada Salvini – g.salvini@lascalaw.com)

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