Crisi e procedure concorsuali

Il potere discrezionale del curatore di sospensione della vendita

Cass., sez. VI, 5 marzo 2014, n. 5203 (leggi la sentenza)

L’art. 107, quarto comma, L.F., così come riformato dall’art. 94 del d.lgs. 9 gennaio 2006, n. 5 e dall’art. 7 del d.lgs. 12 settembre 2007, n. 169, nello stabilire che il curatore può e non deve sospendere la vendita, ove pervenga un’irrevocabile offerta migliorativa per un importo non inferiore al dieci per cento del prezzo offerto, è di per sé attributiva di un potere del tutto discrezionale in capo al curatore fallimentare.

Il riconoscimento di un tale potere in capo al curatore è retto dalle finalità di tutela dell’interesse dei creditori e del fallito, tale che lo stesso debba essere esercitato in ordine alla miglior convenienza per i creditori concorsuali. Dunque, si tratta di una valutazione che non è fondata sul mero calcolo matematico, bensì sulla considerazione di elementi anche di natura non strettamente economica, tale da sottrarre la determinazione del curatore dal sindacato giurisdizionale, purché la stessa non appaia fondata su presupposti palesemente errati o su motivazioni manifestamente illogiche ed arbitrarie.

In ogni caso, l’ampiezza del potere attribuito in forza dell’art. 107 L.F. trova bilanciamento nel regime delle impugnazioni cui soggiace, essendo consentita l’impugnazione della decisione del curatore secondo il disposto dell’art. 36 L.F., ancorché nei limiti della violazione di legge.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha rigettato il ricorso proposto in sede camerale avverso il decreto con il quale era stata dichiarata, in aderenza alle determinazioni del curatore, l’inammissibilità dell’offerta migliorativa presentata per l’acquisto dei beni immobili costituenti l’attivo fallimentare, nonché respinta l’istanza di sospensione della vendita.

Il ricorrente con il primo motivo denunciava la violazione dell’art. 107 L.F., rilevando che, benché la norma preveda la possibilità di sospendere la vendita ove sia presentata un’offerta migliorativa, la decisione non sarebbe, in ogni caso, da rimettersi alla scelta discrezionale dell’organo della procedura, ma dovrebbe pur sempre fondarsi su elementi certi. Altresì, il ricorrente lamentava un vizio di motivazione nella parte in cui il tribunale aveva ritenuto ineccepibile la valutazione compiuta dal curatore, deducendo, piuttosto, che il maggior prezzo dallo stesso offerto sarebbe stato idoneo ad assicurare il pagamento di almeno cinque mensilità, a spregio di ogni pregiudizio nei confronti della massa per il tempo occorrente per l’espletamento della nuova procedura di gara.

I suddetti motivi, considerati manifestamente infondati dalla Suprema Corte, hanno indotto a rigettare il ricorso, sulla scorta di una determinazione del curatore, per nulla frutto di una scelta arbitraria, bensì dettata dalla comparazione degli elementi che consigliavano ovvero sconsigliavano di sospendere la vendita, come, peraltro, dettagliatamente e compiutamente motivato dalla stesso organo della procedura.

5 ottobre 2015

Matilde Sciagata – m.sciagata@lascalaw.com

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