Marchi e brevetti

Il marchio è servito

U.S. District of Texas, no. 3:13-CV-335; New York Pizzeria, Inc. vs. Ravinder Syal, et al. (leggi la sentenza)

Possono un particolare sapore di pizza e il modo di presentarla al pubblico (impiattamento) essere considerati marchi?

Un franchisor di ristorazione, la New York Pizzeria Inc. (NYPI), famoso per le pizze molto particolari e per il modo originale di servirle, ha citato in giudizio un suo ex dipendente il quale, messosi in proprio, ha attirato gli avventori con le stesse ricette dell’attore e proponendo ai clienti il medesimo impiattamento.

La NYPI, tra i tanti profili di illegittimità sollevati, ha in particolare lamentato la violazione del Lanham Act (legge marchi USA) per contraffazione del segno distitivo consistente nel sapore delle pizze realizzate con le sue speciali ricette nonché per contraffazione del trade dress (ovvero il confezionamento e il modo di presentare il prodotto) consistente nel fantasioso impiattamento delle pietanze.

Quanto al sapore delle pizze, il giudice non ha avuto dubbi nel sostenere che, sebbene in linea di principio nulla osta a che un sapore possa essere indicatore di provenienza del prodotto e, quindi, essere considerato un marchio, tuttavia difficilmente esso sarà in grado di soddisfare in concreto le condizioni di tutela imposte per legge. In primo luogo, è assai poco probabile che possa identificare in modo univoco una fonte di produzione: un sapore, così come un colore, non è intrinsecamente distintivo; può acquisire tale caratteristica (c.d. secondary meaning) solo se oggetto di una decisa campagna di comunicazione tale da imprimere nel consumatore un’associazione tra sapore e origine produttiva (vedi il colore lilla della Milka). In secondo luogo, è altrettanto assai poco probabile che il sapore su cui si intende ottenere un diritto di privativa non sia altro che una diretta e necessaria conseguenza del prodotto che intende distinguere. Per legge, infatti, le caratteristiche funzionali di un prodotto non possono costituire marchio altrimenti ciò si risolverebbe in un inaccettabile compressione della concorrenza. Insomma, solo un sapore diverso da quello della pizza potrebbe essere tutelato come sapore idoneo ad evocare nel consumatore un determinato produttore di pizza!

Quanto all’impiattamento, anche in questo caso la Corte ha riconosciuto che in via astratta il modo di presentare il cibo nel piatto può essere considerato come un marchio a condizione che tale modo sia particolarmente distintivo di per sé, ovvero abbia acquisto un secondary meaning, e non costituisca una caratteristica funzionale del prodotto.

Per la cronaca, il Giudice Gregg Costa del Southern District of Texas, investito del caso qui in commento, da un lato, ha ravvisato l’inesistenza in concreto della capacità distintiva del sapore delle pizze della NYPI e, dall’altro, ha ritenuto insufficienti gli elementi di valutazione che l’attore avrebbe dovuto fornire per dimostrare l’originalità e distintività dei propri impiattamenti, concludendo per l’impossibilità di riconoscere una tutela sotto il profilo del trade dress.

31 ottobre 2014

(Francesco Rampone – f.rampone@lascalaw.com)

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