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Il mancato versamento del capitale sottoscritto è causa di perdita del diritto di voto

Cass., Sez. I Civile, 15 gennaio 2015, N. 585 (leggi sentenza)

Ai fini dell’esclusione del socio dall’esercizio del diritto di voto a causa del mancato versamento della quota di capitale sottoscritto non è necessario un atto di messa in mora né un’intimidazione ad adempiere. È questo il fondamentale principio stabilito dalla Corte di Cassazione, Sez. I Civile nella sentenza n. 585 pubblicata il 15 gennaio 2015.

Nel caso di specie, la Suprema Corte si è trovata alle prese con un socio che aveva chiesto l’annullamento delle delibere assembleari adottate sia in sede ordinaria che straordinaria per l’azzeramento del capitale sociale per perdite di esercizio e la sua conseguentemente ricostruzione. Tali delibere erano state adottate senza la partecipazione del socio ricorrente giacché ritenuto inadempiente per non aver versato la parte di capitale da lui sottoscritto.

Per questo motivo, le delibere così assunte venivano impugnate poiché il ricorrente riteneva leso il suo diritto di voto e comunque non raggiunto il quorum costitutivo e deliberativo previsto.

I giudici di merito, cioè il Tribunale di Catania e la Corte d’Appello, avevano accolto le pretese del socio ritenendo che la sua esclusione dall’assemblea per mancato versamento del capitale sottoscritto avrebbe dovuto seguire solo ad un previo atto di costituzione in mora o di intimazione di adempiere entro un dato termine. Non essendovi stato alcun atto del genere, le delibere venivano dunque ritenute viziate e, per l’effetto, annullabili.

Gli ermellini, però, sono stati di avviso contrario. Nella sentenza si legge, infatti, che l’errore in cui è incorsa la Corte di Appello era stato proprio quello di «avere implicitamente ritenuto che ai fini dell’esclusione del diritto, non fosse sufficiente il mancato pagamento da parte del socio delle quote sottoscritte “nel termine prescritto” come previsto dall’articolo 2477, comma 1, del codice civile, ma che fosse richiesto un apposito atto di costituzione in mora, non rinvenuto nel caso di specie».

La Cassazione ha chiarito come il socio perda il diritto di voto a seguito di un inadempimento ovvero quando non effettui il pagamento della quota nel termine prescritto, indipendentemente da uno specifico atto di costituzione in mora o dall’intimazione di una diffida a eseguire il pagamento nel termine di trenta giorni, che va indirizzata al socio moroso al solo fine di dare inizio alla procedura di vendita in danno dell’intera quota sottoscritta, ferma restando la decadenza dall’esercizio del diritto di voto.

Conseguentemente, gli ermellini hanno cassato la sentenza impugnata e rigettato la domanda del socio inadempiente condannandolo al pagamento delle spese processuali e stabilendo, dunque, la validità delle delibere.

28 gennaio 2015

Franco Pizzabiocca – f.pizzabiocca@lascalaw.com

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