Costruzione di nuovi edifici: la relazione energetica non vincola l’appaltatore

Il giudice che interpreta le norme erroneamente non diventa un legislatore

Per le Sezioni Unite l’eccesso di potere giurisdizionale per invasione della sfera riservata al legislatore si ha unicamente quando il giudice speciale abbia applicato non la norma esistente, ma una norma da lui creata, esercitando un’attività di produzione normativa che non gli compete.

Viceversa, siamo fuori dall’eccesso di potere giurisdizionale quando il giudice si sia limitato al compito interpretativo che gli è proprio, anche se tale attività ermeneutica abbia dato luogo ad un provvedimento abnorme o anomalo ovvero abbia comportato uno stravolgimento delle norme di riferimento.

Questi sono i principi affermati dalla Corte di Cassazione con una recente sentenza.

La vicenda trae origine da un contenzioso promosso davanti al giudice amministrativo da parte di un avvocato dello stato aspirante alla posizione di avvocato generale aggiunto.

Il motivo fondante del suo ricorso era che la nomina del concorrente era avvenuta per difetto di istruttoria e a seguito della proposta del nome da parte dell’Avvocato generale e non già come espressione di una proposta in sede collegiale da parte del Consiglio degli avvocati e procuratori dello Stato.

Tuttavia, secondo il Consiglio di Stato il provvedimento di nomina era stato legittimo poiché l’avvocato generale può in ogni caso proporre la nomina purché motivi le ragioni in base alle quale ritiene di dissociarsi dal parere.

Sul punto giova ricordare che l’art. 111 Cost non può riguardare il sindacato sulle scelte del giudice amministrativo, suscettibili di comportare errori di giudizio senza che rilevi la gravità o intensità del presunto errore di interpretazione, il quale rimane confinato entro i limiti interni della giurisdizione amministrativa, considerato che l’interpretazione delle norme costituisce il proprium distintivo dell’attività giurisdizionale.

Nel caso di specie le Sezioni Unite hanno escluso che si fosse creato un travalicamento dei limiti esterni della giurisdizione.

Infatti, il giudice amministrativo, nei limiti dell’esercizio delle sue funzioni, ha proceduto ad una complessiva ricostruzione del quadro normativo applicabile offrendone una interpretazione sistematica che tiene conto sia della procedura che della natura del ruolo e delle funzioni dell’avvocatura generale.

Lo stesso Consiglio di Stato aveva ricostruito l’iter di nomina para-concorsuale dell’avvocato aggiunto dello Stato distinguendolo in due fasi ovvero in quella interna culminante con la proposta da parte dell’Avvocato generale e quella esterna che termina con la nomina da parte del Presidente del Consiglio dei ministri previa deliberazione del Consiglio dei ministri.

Pertanto, secondo la Cassazione, il Consiglio di Stato ha raggiunto questo risultato valorizzando che il parere del Consiglio degli avvocati e dei procuratori dello Stato è obbligatorio ma non vincolante per l’Avvocato generale.

In conclusione, alla luce di quanto sopra, si evince che il tutto il processo amministrativo si è svolto nel pieno rispetto dei limiti del potere giurisdizionale senza sconfinamento alcuno nel campo del legislatore.

Cass., Sez. Unite, 11 giugno 2021, n. 16489

Mirko Martini – m.martini@lascalaw.com

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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